Alicia Keys, la Superwoman: 'Ho solo imparato a star bene con me stessa'




Alicia Keys, la Superwoman: 'Ho solo imparato a star bene con me stessa' 31 ott 2007 - Bellissima, bravissima, efficientissima. Una "Superwoman", come canta in una canzone del suo nuovo album "As I am" (in uscita il 9 novembre)? Macché: "Non fraintendete il senso della canzone, io l'ho concepita come un incoraggiamento a chi super non si sente per niente. A tutti capita di sentirsi giù, prima o poi. E invece non dobbiamo dimenticare che anche quando la nostra vita è un casino abbiamo dalla nostra bellezza, forza, energia. Essere una superdonna, per me, vuol dire semplicemente star bene nella propria pelle". Difficile immaginarlo, ma pure lei, la donna d'ebano e di platino che colleziona hits e Grammy Awards a grappolo, ha vissuto i suoi tormenti. "Mi ero sovraccaricata di lavoro, ecco la verità. Non fossero bastati impegni promozionali e tournée, mi sono fatta anche tentare dal cinema. Ero esausta e, una volta tornata a casa, ho dovuto fare i conti con una grave malattia in famiglia. Ho dovuto imparare la lezione, a quel punto le mie priorità sono cambiate: per un po' non ne ho più voluto sapere di viaggi e neanche di musica. Ne ho anche approfittato per fare un po' di pulizia nelle mie relazioni private e professionali perché qualcuna non era più salutare. Ho imparato a essere me stessa, inutile far finta di essere serena ed equilibrata quando dentro di te si agita una tempesta. Ho cambiato anche il mio modo di apparire, è vero: ma dovete ricordare che agli inizi arrivavo direttamente dalle strade di New York, quel look aggressivo serviva a proteggermi e a nascondere le mie insicurezze". Così, spiega, il nuovo disco è il risultato di tutte queste nuove esperienze: "Riflette i cambiamenti avvenuti nella mia persona, per questo si intitola 'As I am'. Tra un paio d'anni sicuramente sarò diversa da oggi".
E rieccola pronta a tuffarsi nella giostra del music business, cosciente che intorno a una come lei girano aspettative industriali non da poco. "Se mi faccio condizionare dai meccanismi industriali? Certo che no. Un conto è la promozione, che fa parte del gioco. Ma quando scrivo e compongo musica tutto questo non esiste. Me ne sto lontana da tutto e da tutti, rinchiusa in un mio bozzolo senza distrazioni e interferenze esterne. Per esprimere creativamente quel che sono devo avere la situazione sotto controllo al 175 %. Così anche nella scelta dei collaboratori, sono io che ho voluto scrivere canzoni con Linda Perry e con John Mayer, stavolta. Dite che il disco suona più rock dei precedenti? Non so, per me la musica è musica e le etichette non contano. Un giorno, al pianoforte, mi sono messa a suonare accordi di Chopin senza melodia e ho pensato: ehi, ma sembra di sentire Stevie Wonder! Mi sono accorta che nella musica non esistono divisioni di genere. Conta solo l'emozione, il feeling e io mi voglio sentire libera di sperimentare con tutti gli stili che mi suscitano emozione e mi fanno sentir bene". Lo stesso rigoroso controllo, assicura Alicia, lo esercita anche sul funzionamento delle sue numerose iniziative benefiche: "Sono coinvolta direttamente in tre organizzazioni, a capo delle quali ci sono persone che conosco bene e di cui mi fido. Conosco bene i flussi di denaro in entrata e in uscita, fare le cose senza sapere che cosa succede non è nel mio stile. I due viaggi che ho fatto in Africa, il primo in Kenya, Uganda e Sud Africa, il secondo in Egitto, sono stati per me una fonte di ispirazione: mi hanno ulteriormente convinto di come il genere umano sappia sopportare ogni genere di avversità e costruire cose meravigliose col solo aiuto delle proprie mani. E a a Durban, in Sud Africa, abbiamo già ottenuto dei risultati concreti, finanziando la costruzione di un ospedale, un reparto pediatrico e un orfanotrofio. A una serata organizzata da Keep A Child Alive, l'ente che lavora per garantire medicinali a famiglie e bambini colpiti dal virus dell'HIV, doveva intervenire giovedì scorso anche Bob Dylan. Purtroppo gli impegni del suo calendario glielo hanno impedito: avrei voluto finalmente chiedergli cosa aveva in mente, quando mi ha citato in una sua canzone!".
Va bene che è giovane (27 anni), ma dove troverà tutta quella energia? Deve averne una scorta di riserva, se oltre a incidere dischi e a suonare dal vivo trova il tempo di fare film ("il mio modello è Barbra Streisand, che ha saputo essere credibile e spontanea tanto come cantante che come attrice"), di produrre serial tv come "Zora" ("Il tema del razzismo strisciante, che fa da sfondo al racconto, è una cosa che io ho vissuto solo superficialmente. A New York c'è una tale mescolanza di razze che non ci si fa quasi caso, ma altrove in America gli stereotipi e il razzismo esistono eccome"), di progettare uno o più musical: "Li adoro e adoro Broadway, è stupendo poter raccontare una storia con le canzoni. Ho delle idee in proposito che desidero realizzare a breve termine". Si butterà magari anche in politica, a sostegno di qualche candidato? "No, almeno per ora. Sono contento che siano in lizza Barack Obama e Hillary Clinton, ma prima di appoggiare pubblicamente qualcuno vorrei saperne di più sui loro programmi. Sicuramente l'America è pronta per il cambiamento, perché oggi il governo della Casa Bianca fa schifo. Sull'album c'è una canzone a cui tengo molto, 'Go ahead', che affronta proprio questo tema: sotto le spoglie di una relazione personale in realtà parlo della sorte del mio paese, che ovviamente mi sta molto a cuore". Anche per l'Italia, dice, nutre un affetto speciale: merito anche del vincolo di sangue, dal momento che i nonni materni erano siciliani. "La vostra lingua, insieme a quella spagnola, è la più musicale che ci sia. Prima o poi cercherò di cantare un brano intero in italiano". Magari il 29 marzo prossimo al DatchForum di Assago, sede del suo prossimo concerto nella penisola?



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