'Area Protetta' continua su Rockol: quattordicesima puntata




13 ott 2007 - Come già annunciato da Rockol, ogni sabato su queste pagine troverà spazio la versione "online" di "Area protetta", il programma condotto da Sergio Mancinelli. Ecco la quattordicesima puntata, così come inviataci dall'autore stesso.


Anche questa nuova puntata di Area Protetta abbiamo voluto aprirla con “l’album della settimana” che già da martedì abbiamo messo su www.sergiomancinelli.com.
E’ forse una delle rare occasioni in cui capita di ascoltare la presentazione di un album intero con dei samples dei brani.
Ormai sembra che in radio debbano passare solo singoli, per di più molti uguali tra loro in una sorta di pop plastificato, a totale svantaggio degli album.
Ci sono ancora artisti e gruppi che sono in grado di produrre dischi di spessore che vanno sicuramente ascoltati nella loro interezza. Joe Bonamassa è uno di questi:

1) "Seagull", "Dirt in my pocket", "Sloe gin", "Black night", "Jelly roll" - Joe Bonamassa (dal nuovo cd "Sloe gin”)
E’ stata una delle più belle scoperte di Area Protetta. Nel solco tracciato da Jimi Hendrix, Johnny Winter e Stevie Ray Vaughan si muove da qualche anno la chitarra di Joe Bonamassa. "Sloe gin" è un album di quelli tosti, al termine del quale le orecchie e il cuore ringraziano.

2) "Theme from an imaginary western", "Silver paper", "Sittin on a rainbow" - Mountain
Questi 3 pezzi, già da soli valgono una puntata. Mountain, dal soprannome di Lesile West, corpulento cantante e chitarrista. All’inizio vennero acclamati come i Cream d’oltreoceano. In effetti l’abilità come strumentisti era indubbia, anche se il repertorio non proprio simile. Tra l’altro Felix Pappalardi, il bassista dei Mountain, fu il manager dello sbarco americano dei Cream. Si misero insieme nella primavera del ‘69, giusto in tempo per partecipare a Woodstock: quello fu soltanto il loro quarto concerto insieme.

3) "The Heinrich Maneuver", "Rest my chemistry", "The scale" - Interpol (dal nuovo cd, “Our love to admire”)
Paul Banks, il cantante e chitarrista, era soprannominato “Interpol” da ragazzino, ragion per cui il gruppo si è poi ritrovato il nome già pronto. "Our love to admire” è il terzo album della loro discografia e si presenta con una copertina inquietante: un cervo sotto le fauci di due leoni. Per fortuna dell’ungulato i felini sono, come del resto lui stesso, impagliati. Il suono dell’album, ricercato in sala di registrazione da Rich Castey, già produttore dei Muse e dei Franz Ferdinand, sembra proiettarci come una folgorazione nei più taglienti anni ’80, quelli per intenderci dei Joy Division e di Echo & the Bunnymen, giusto per citarne un paio.

4) "Amico di ieri", "Gioco di bimba", "Figure di cartone" - Le Orme
Tra i protagonisti assoluti dell’epopea degli anni ’70, Le Orme meritano sicuramente un posto di primo piano. Il suono del progressive italiano è anche il suono delle Orme, soprattutto per la cura quasi maniacale che mettevano nella ricerca dei suoni più adatti e che potessero competere con quelli dei più importanti gruppi inglesi come Genesis, Van Der Graaf, Pink Floyd e Gentle Giant, che avevano però a disposizione ben altra artiglieria tecnologica. Tra l’altro il primo album dal vivo della discografia italiana fu il loro "Live" del '74.

5) "If", "Summer ‘68", "Fat old sun" - Pink Floyd
La mucca pensante realizzata dallo Studio Hipgnosis ha nutrito di sogni più di una generazione, dando ai Pink Floyd il passaporto per l’eternità. Il titolo dell’album è opera di Nick Mason, che lesse sul giornale un articolo di fantascienza relativo ad una donna in attesa di un bambino con un pacemaker atomico: da lì "Atom heart mother". La copertina, per la cronaca, costò soltanto 30 sterline di spese vive, visto che servirono solo per la benzina, per il rullino e lo sviluppo. Waters, Wright e Gilmour sono gli autori dei 3 pezzi che abbiamo scelto oggi, e ascoltarli così in sequenza è ancora un’esperienza unica.

6) "From yesterdays", "Capricorn", "The kill" - 30 Seconds to Mars
Come gli Interpol, anche loro sono attivi da poco meno di 10 anni, ma hanno già macinato concerti e chilometri in abbondanza. Tra l’altro a Firenze, in occasione del loro primo arrivo in Italia a giugno, durante il loro set live si è abbattuto per oltre 2 ore un nubifragio così violento come non accadeva da 50 anni, e già in altre occasioni si erano verificati sconquassi meteorologici all’atto di salire sul palco. Quello che però mi ha maggiormente affascinato, sono i loro video. Vi consiglio davvero di non perderli: intanto, li trovate facilmente all’interno della puntata su www.sergiomancinelli.com.

7) "Anyday", "Little wing", "Tell the truth" - Derek and the Dominos
Derek è naturalmente Eric Clapton, i Dominos invece Bobby Whitlock alle tastiere, Carl Radle al basso e Jim Gordon alla batteria, che oltre che con Clapton avevano suonato per anni con Delaney and Bonnie, facendo scintille negli Stati Uniti. Ma la vera attrazione fu la chitarra di Duane Allman, che grazie al suono di "Layla" trascinò questo album in vetta alle classifiche da una parte all’altra dell’Oceano. Solo ad Area Protetta abbiamo messo questi pezzi e probabilmente siamo ancora gli unici a farlo, ma ne vale veramente la pena. Questo è uno degli album d’oro degli anni ’70.

A questo punto possono scattare i vostri messaggi e i vostri commenti. Qualora aveste bisogno di più spazio o di farlo in forma più riservata potete anche usare areaprotetta@sergiomancinelli.com o anche areaprotetta@hotmail.com.
A sabato prossimo!



TAGS: Area, Mancinelli, pop/rock, Protetta, Rockol, Sergio

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