Mi-To dà i numeri
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28 set 2007 - Introdotta da un Vittorio Sgarbi un forma strepitosa – polemico, sfacciato, esplicito, in una parola: irresistibile – si è tenuta nella mattina di venerdì 28 settembre la conferenza stampa di chiusura di Mi-To SettembreMusica (vedi News), il Festival Internazionale della Musica che dal 3 al 27 settembre si è svolto fra Milano e Torino. Al tavolo dei relatori sembravano tutti contentissimi, si sono complimentati l’un l’altro compiacendosi della propria bravura, hanno annunciato grandi progetti per il prossimo anno (e anche una possibile “edizione di mezzo”, supponiamo in primavera), e hanno fornito le cifre della manifestazione.
Vediamole: gli “eventi” proposti sono stati complessivamente 194 in 25 giorni – poco meno di 8 al giorno, dunque. Le presenze, in parte gratuite e in parte a pagamento, sono state complessivamente 160.000. Il costo complessivo del Festival è stato di 10.100.000 euro.
Il che significa, facendo le somme, le divisioni e le moltiplicazioni, che ad ogni evento hanno assistito in media 800 spettatori, e che ogni spettatore è costato 63 euro. Già: per raggiungere 160.000 utenti, sono stati spesi 10.100.000 euro. E ogni evento è costato in media 5.000 euro.
Ora, va bene il progetto culturale, va bene la diffusione della musica, va bene tutto: ma, di solito, chi organizza spettacoli lo fa per guadagnare – o almeno per non perdere. Nel privato, s’intende. Però qui siamo nel pubblico, e i soldi che si spendono non escono dalle tasche di chi li spende.
Ma che Francesco Micheli, patron di Mi-To, definisca “esaltanti” questi numeri, fa un po’ specie. 10.100.000 euro (di cui 600.000, SEICENTOMILA, spesi in comunicazione – e del clamoroso cast del “Sgt. Pepper” della Sinfonietta del 21 settembre non sapeva niente nessuno, men che meno l’ufficio stampa di Mi-To…) divisi per 160.000 spettatori fa, appunto, poco più di 63 euro a spettatore. Un costo-contatto spaventoso.
Magari, il prossimo anno, non sarebbe male fare meglio i conti.
TAGS: industria musicale, MI-TO, Musica, Settembre
Vediamole: gli “eventi” proposti sono stati complessivamente 194 in 25 giorni – poco meno di 8 al giorno, dunque. Le presenze, in parte gratuite e in parte a pagamento, sono state complessivamente 160.000. Il costo complessivo del Festival è stato di 10.100.000 euro.
Il che significa, facendo le somme, le divisioni e le moltiplicazioni, che ad ogni evento hanno assistito in media 800 spettatori, e che ogni spettatore è costato 63 euro. Già: per raggiungere 160.000 utenti, sono stati spesi 10.100.000 euro. E ogni evento è costato in media 5.000 euro.
Ora, va bene il progetto culturale, va bene la diffusione della musica, va bene tutto: ma, di solito, chi organizza spettacoli lo fa per guadagnare – o almeno per non perdere. Nel privato, s’intende. Però qui siamo nel pubblico, e i soldi che si spendono non escono dalle tasche di chi li spende.
Ma che Francesco Micheli, patron di Mi-To, definisca “esaltanti” questi numeri, fa un po’ specie. 10.100.000 euro (di cui 600.000, SEICENTOMILA, spesi in comunicazione – e del clamoroso cast del “Sgt. Pepper” della Sinfonietta del 21 settembre non sapeva niente nessuno, men che meno l’ufficio stampa di Mi-To…) divisi per 160.000 spettatori fa, appunto, poco più di 63 euro a spettatore. Un costo-contatto spaventoso.
Magari, il prossimo anno, non sarebbe male fare meglio i conti.
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