Belgio, l'ISP Scarlet (ex Tiscali) corresponsabile di file sharing illegale
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06 lug 2007 - Per la prima volta in Europa, un tribunale ha ritenuto un Internet Service Provider corresponsabile degli atti di pirateria musicale commessi in rete dai suoi clienti.
Sul caso, che vede fronteggiarsi da tre anni la società degli autori locali Sabam e la filiale belga di Tiscali (ora ribattezzata Scarlet), si è espresso il tribunale di primo grado di Bruxelles: che ha dato ragione alla prima, concedendo all’ISP sei mesi di tempo per implementare una software, fornito da Audible Magic o da altre società, che consente di espellere dalle reti p2p i brani musicali non autorizzati dai detentori dei diritti, bloccandone la circolazione in Rete; ogni giorno di ritardo rispetto ai tempi prefissati costerà a Scarlet 2.500 euro di multa.
Il provider ha cercato vanamente di difendersi, ricorrendo ad argomentazioni che in altre sedi erano state giudicate valide dagli organi giudicanti (la responsabilità di eventuali atti criminosi è esclusivamente di chi li commette; impossibile controllare il comportamento di tutti gli utenti) e invocando il diritto alla privacy dei cittadini. Ma il giudice belga è stato inamovibile, e ora la sua sentenza potrebbe avere ripercussioni importanti in tutta l’Unione Europea: se lo augura l’IFPI, la federazione internazionale dei discografici, che lamenta un mercato illegale della musica on-line, 20 miliardi di canzoni pirata condivise attraverso i servizi di file sharing nel 2006, venti volte superiore a quello del download legale.
TAGS: Audible, Europea, IFPI, industria musicale, Magic, Sabam, Scarlet, Tiscali, Unione
Sul caso, che vede fronteggiarsi da tre anni la società degli autori locali Sabam e la filiale belga di Tiscali (ora ribattezzata Scarlet), si è espresso il tribunale di primo grado di Bruxelles: che ha dato ragione alla prima, concedendo all’ISP sei mesi di tempo per implementare una software, fornito da Audible Magic o da altre società, che consente di espellere dalle reti p2p i brani musicali non autorizzati dai detentori dei diritti, bloccandone la circolazione in Rete; ogni giorno di ritardo rispetto ai tempi prefissati costerà a Scarlet 2.500 euro di multa.
Il provider ha cercato vanamente di difendersi, ricorrendo ad argomentazioni che in altre sedi erano state giudicate valide dagli organi giudicanti (la responsabilità di eventuali atti criminosi è esclusivamente di chi li commette; impossibile controllare il comportamento di tutti gli utenti) e invocando il diritto alla privacy dei cittadini. Ma il giudice belga è stato inamovibile, e ora la sua sentenza potrebbe avere ripercussioni importanti in tutta l’Unione Europea: se lo augura l’IFPI, la federazione internazionale dei discografici, che lamenta un mercato illegale della musica on-line, 20 miliardi di canzoni pirata condivise attraverso i servizi di file sharing nel 2006, venti volte superiore a quello del download legale.
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