Max Pezzali: 'Sempre alla ricerca della 'canzone''
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24 mag 2007 - "Per vedere il mondo devi visitarlo, non puoi limitarti a sbirciarlo su Google": Max Pezzali, splendido quarantenne che si prepara ad immettere sul mercato il suo nuovo album, "Time out", in uscita domani, 25 maggio, nonostante gli oltre quindici anni di attività non ha perso l'amore per la strada e per la scoperta. Anzi, la passione per il viaggio è oggi più forte che mai: a cominiciare dalla copertina della sua nuova fatica in studio, che vede un suo ritratto trasfigurato in una carta stradale. "La mappa è sempre il punto di partenza per una nuova avventura: e visto che sulle cover dei miei dischi non è mai apparsa una foto, mi è sembrato bello tenere fede alla tradizione". In "Time out" i protagonisti, quindi, sono i grandi spazi, e quell'America "letteraria, immaginaria, che forse oggi non c'è più, ma capace di essere - culturalmente - una forza propulsiva impressionante, specie nei momenti bui: basti pensare a Berkley durante la guerra in Vietnam. Gli USA della route 66, delle masse che si spostano per sfuggire alla grande depressione: questo è il mito che mi rimane". Un mito che può (e deve) essere trasportato e filtrato dall'esperienza personale, come fa Max in "Chiuso in una scatola", cavalcata a ritmo di banjo che lo accompagna in un ideale viaggio "coast to coast" da Milano a Roma, e spunto per un possibile futuro lungometraggio da realizzare coi Manetti Bros: "Anche se", specifica lui, "abbiamo poche velleità di vederlo, un domani, proiettato su grande schermo. La cosa interessante era indagare le storie che si intrecciano in una fila di macchine. Una cosa molto banale, ma capace di dire molto". Eccolo, il segreto di Pezzali: l'onestà del quotidiano, la sincerità nel racconto. "Ho quarant'anni e sono italiano: non riuscirei a scrivere altro. Perché, se vuoi raccontare ciò che ti circonda, la cosa migliore che puoi fare è essere sincero. La gente, altrimenti, se ne accorge. Nelle mie canzoni cerco sempre di raccontare quello che vedo, ma senza alcuna intenzione morale o didascalica". Una cosa che, tutto sommato, l'artista pavese ora residente a Roma ha sempre fatto, fin dai tempi degli 883. "Certo, gli occhi che guardano sono sempre gli stessi. Cambiano, semmai, le lenti attraverso le quali vedi il mondo. E sono proprio queste lenti a farti avere un atteggiamento più pacificato nei confronti di certi argomenti o più aggressivo nei confronti di altri". Cos'è cambiato, nel corso di questi anni, nel mondo di Max? "Da onnivoro musicale quale sono, l'età mi ha permesso di mettere a fuoco i miei gusti. Se, una volta, con gli 883, cercavo di essere più attento alle realtà musicali che mi circondavano, provando sempre a cavalcare la moda musicale del momento, oggi sono molto più selettivo: andando essenzialmente alla ricerca della 'bella canzone', ho perso un po' di interesse nei confronti dell'hip hop e dell'r'n'b, che pur vantando produzioni tecnicamente impeccabili e quasi sempre all'avanguardia mi lasciano sempre un po' freddino. Ad emozionarmi, invece, sono sempre i cantautori, specie se giovani, che con un riff di chitarra e un bel ritornello mi aprono il cuore... Qualche nome? Jack Johnson, M Ward, David Gray...". E se, tornando in Italia, dovessi pensare ad un duetto? "Per la verità non sono un fan dei duetti, almeno quelli 'pilotati' dalla casa discografica. Sanno di 'marchetta', anche se poi da fare sono interessanti. A me piacciono quando sono spontanei, come successe con J. Ax e Jovanotti. Al momento mi piacerebbe collaborare con Pacifico, che trovo forse il migliore autore oggi in circolazione nel nostro Paese, e i miei idoli musicali, Vasco Rossi e Ligabue". E tra una stoccata ai politici ("dovrebbero fare una legge per impedire di diventare ministro a chi ha meno 5 timbri di paesi extraeuropei sul passaporto") ed una ai giornalisti ("se continuerà ad esserci, nelle redazioni come in tutti gli altri ambiti lavorativi, in Italia, il divario tra i grandi vecchi strapagati ed ipergarantiti ed i giovani precari oberati di lavoro, il livello dell'informazione si livellerà sempre più verso il basso: strano che gli editori tardino ad accorgersene") Max trova il tempo di riflettere su una eventuale reunion degli 883: "Da parte mia, nessun problema. Anzi, sarebbe stimolante ritrovarsi dopo tutti questi anni, a patto di evitare la patetica rimpatriata da 'Una rotonda sul mare'. Mauro non ha lasciato il gruppo in seguito a litigi o dissapori: semplicemente aveva bisogno di fare altro, di allontanarsi da questo mondo. Adesso non lo sento, ma in futuro chissà...". La tournée in supporto a "Time out" prenderà il via il prossimo 12 ottobre dal DatchForum di Assago, a Milano, per concludersi il 6 dicembre successivo a Saint Vincent, in Valle d'Aosta, ma Pezzali offrirà ai propri fa un'anticipazione di quello che sarà lo spettacolo live tra pochi giorni, il 29 maggio, all'Alcatraz di Milano: "Sarà una sorta di 'showcase evoluto'", promette lui, "che metterà insieme presente e passato. Senza troppe preoccupazioni sul vecchio repertorio: ho un rapporto pacificato coi miei cavalli di battaglia, e li ripropongo sempre con piacere e divertimento. Anche perché, ormai, più che a me, appartengono ai miei fan, che ascoltandoli, magari, rivivono le emozioni vissute (ormai) tanti anni fa...". TAGS: 883, Max Pezzali, musica italiana
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Max Pezzali nasce a Pavia il 14 novembre 1967. Da sempre voce e volto degli 883 abbandona questo… leggi tutto >
Max Pezzali nasce a Pavia il 14 novembre 1967. Da sempre voce e volto degli 883 abbandona questo… leggi tutto >
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