Torna Dolores O'Riordan: 'Bella la vita da mamma'
26 apr 2007 - Si siede su una poltrona di fronte ad una parete specchiata. Si guarda, poi posa gli occhi e una matita su un foglio di carta, e inizia fare i primi schizzi di un autoritratto. “Ti dispiace se facciamo l’intervista qua?”, dice Dolores O’Riordan. “Una rivista mi ha chiesto questo disegno e dovevo farlo già tempo fa… E’ brutto quando hai poco tempo per fare tutto”.Dolores O’Riordan di tempo ne ha avuto eccome. Adesso è di nuovo in pista per presentare il suo primo album solista, “Are you listening?”: Rockol la incontra in una sala d’hotel a Milano, nella sua prima visita promozionale italiana. Ma l’ex cantante dei Cranberries è di fatto assente dalle scene da 4 anni, da quando la sua band si è presa una pausa a tempo indeterminato. Qualche sortita qua e là (tra cui un’apparizione a Sanremo per cantare l’”Ave Maria”, inserita nella colonna sonora di The Passion di Mel Gibson), ma soprattutto tanto tempo a casa, a fare la mamma.
“Ho iniziato a vivere e a scrivere pensando alla realtà”, dice. “Con i Cranberries eravamo sempre in giro, e la vita in tour è alienante: su e giù da un bus, dentro e fuori ad un albergo, ad orari impossibili. Invece, stando a casa, ho iniziato a scrivere di relazioni umane vere, dei miei figli, della mia famiglia… Non è un caso che diverse canzoni del disco parlino di questo”.
“E’ stato tutto molto rilassato”, continua. “Quando mi sono rimessa a lavorare, Don” (ovvero Burton, marito e manager) "mi ha trovato qualche collaboratore ed ho iniziato ad buttare giù idee con Pro Tools, in casa. Quindi senza pressioni finanziarie, costi di studio o qualcuno che ti aspetta perché tu porti delle canzoni. Lavorare da sola è stato bello, anche se mi è mancato il confronto con i miei vecchi compagni di strada”. Alla fine, il disco è prodotto da Youth (già collaboratore di PJ Harvey, Depeche Mode e altri), ed ha un suono per metà riconoscibilmente alla Cranberries (come nel singolo “Ordinary day”) e per metà più sperimentale. “Il suo nome me l’ha suggerito la mia nuova etichetta, la Sanctuary. E’ stata una presenza fondamentale: non ho mai visto nessuno così allegro in uno studio di registrazione, e nessuno così attento a come si registrano le parti vocali, che per me è ovviamente fondamentale”.
Come ci si sente da indipendente? “E’ stata la Sanctuary a corteggiarmi”, dice a proposito dell’agenzia di management/etichetta che negli ultimi anni si è data da fare a reclutare molti nomi grossi e insoddisfatti delle major, da Morrissey a Lou Reed. “E devo dire che si sta bene da quelle parti: hanno più attenzione all’artista, alla musica, un’attenzione che mi mancava da tempo”.
I prossimi passi sono un tour che la porterà anche in Italia, all’Alcatraz di Milano il 31 maggio, con una band di musicisti esperti (provenienti da band diverse come Therapy? e Whitesnake) e con l’ex chitarrista ritmico dei Cranberries: la stessa formazione usata in studio. “Farà uno strano effetto, all’inizio, e dovrò riprendere l’abitudine a stare sul palco, farmi passare le vertigini iniziali. Ma mi piace questa parte della mia vita, anche se l’erba del vicino è sempre più verde: quando sei in giro vorresti essere a casa, quando sei a casa vorresti essere in tour”.
Nessuna pressione, ma qualche obbiettivo: “Godermi questa fase”, dice. “Chi lo sa, potrebbe anche essere il mio ultimo disco… Non che abbia intenzione di smettere, ma in questo mestiere non si può mai dire”, dice continunando a fare tratti con la matita. L’intervista è finita, l’autoritratto ha ancora bisogno di qualche ritocco, ma il volto di Dolores, che ogni tanto si gira a guardarti con i suoi occhioni sgranati, è già riconoscibile sulla carta, esattamente come la sua voce in “Are you listening?”.
TAGS: Cranberries, Dolores O'Riordan, pop/rock, Sanctuary
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