Sanremo, la serata dei duetti.




Sanremo, la serata dei duetti. 02 mar 2007 - Soprattutto televisiva, la serata di giovedì. E’ vero, la maggior parte degli ‘ospiti’ che hanno collaborato alla reinterpretazione delle canzoni dei big erano cantanti; ma lo scopo dell’operazione, come ha più volte sottolineato Pippo Baudo, era ‘fare una serata diversa’. Sicché, se alcuni abbinamenti sono parsi coerenti, altri avevano il sapore dell’improvvisazione e dell’occasionalità.
Andando per ordine: sensata la presenza ritmica dei Capone Bungt Bangt dietro e insieme a Daniele Silvestri, molto convincente la presenza di Enrico Ruggeri al fianco di Milva, suggestiva l’esibizione della coppia di ballerini Kledi Kadiu e Sabrina Amato sulla canzone di Leda Battisti (che però in quel contesto era l’unica a sembrare fuori posto, oltre che vestita con una tovaglia); diminutiva - di intensità e di tensione - la partecipazione di Sergio Cammariere all’esecuzione di Simone Cristicchi, che secondo me non ne ha guadagnato, anzi. La scelta di affiancare una grande voce maschile, quella di Michele Zarrillo, a una voce particolare come quella di Fabio Concato mi è parsa rischiosa (e, per inciso, a che è servito Tullio De Piscopo?); né la pur bella voce di Amii Stewart ha arricchito la performance ultratradizionale di Piero Mazzocchetti, che era, a mio avviso, andato meglio da solo. Mango si è portato da casa la moglie Laura Valente, ex voce dei Matia Bazar, e il duetto, al di là delle risonanze sentimentali, ha dato una nuova dimensione alla canzone, rendendola meno noiosa per chi, come me, trova un po’ troppo artefatta la voce di Mango (peccato per un finale infelice).
Magari studiarsi un minimo di presenza sul palco non avrebbe fatto danni al duetto fra Gaetano Curreri e Teresa Salgueiro (brava, eh, ma non sarebbe stata più comoda e più consona, per dire, Irene Grandi?). Ed è stato efficace il contrasto fra la voce soul di Mario Biondi e quella jazzy di Amalia Gré, specialmente quando Biondi ha cantato in inglese, lingua che meglio si presta al suo modo di cantare (poi si potrebbe discutere della mise della Gré, ma non c’è ragione di infierire). Ai lati di Nelly Furtado, i due simpatici ragazzi degli Zero Assoluto sembravano due coristi di “Amici”, ma niente di male, fosse per questo: è che lei ha completamente rubato loro la scena, per voce e per fascino. Tosca e il suo ospite, Massimo Venturiello, l’hanno buttata in caciara: a me l’operazione continua a sembrare falsa come una moneta da tre euro, ma capisco di essere in netta minoranza rispetto ai colleghi. Il che non mi impedisce di continuare a pensarla così.
L’innesto di Francesco Sarcina e Stefano Verderi delle Vibrazioni nei Velvet è stato indolore, senza risultare particolarmente memorabile; l’abbinata fra Nada e Cristina Donà ha giovato alla prima, che ha cantato più libera e allegra rispetto alla prima serata; la coppia in bianco e nero Paolo Meneguzzi - Nate James ha funzionato egregiamente, e il contributo del soul singer inglese ha reso assai meno pomposo un pezzo decisamente d’effetto; pittoresca la presenza di una formazione vocale léttone (il Vocal Group Cosmos) ad accompagnare Al Bano: ma non ha aggiunto nulla al pathos della canzone.
Era dal 1971, dai tempi di “Sotto le lenzuola”, che un coro di alpini non partecipava al Festival di Sanremo; ci ha pensato Antonella Ruggiero a invitare una rappresentanza del Coro Sant’Ilario e del Coro Valle Laghi (lei, del resto, ha già in curriculum il recital “Musica delle Dolomiti”). Molto suggestivo l’esito, sia sonicamente sia coreograficamente: con una botta di coraggio, la Ruggiero avrebbe potuto lasciare la scena ai cori dopo l’introduzione, ma forse chiedo troppo...
I Têtes de Bois due anni fa avevano già provato a partecipare al Festival con lo pseudo-inedito di Rino Gaetano; a parziale risarcimento, sono venuti ad accompagnare Paolo Rossi, che grazie a loro ha proposto “In Italia si sta male” con un arrangiamento meno roboante, ma anche meno divertente, di quello di Mauro Pagani (che comunque ha diretto l’esecuzione, anche lui in costume da garibaldino/kolkhoziano).
Stefano Bollani - strepitoso anche nelle imitazioni iniziale e finale - ha accompagnato Johnny Dorelli in una compostissima interpretazione di “Meglio così”, che si conferma l’episodio di più alta musicalità di questo Festival. La famiglia Facchinetti ha, anche stasera, sprecato l’occasione di valorizzare la buona canzone con cui gareggia: la partecipazione di Anggun, del tutto incongrua, ha solo regalato un plusvalore estetico. In chiusura, tre imbarazzanti signore che ufficialmente dovrebbero, in qualche momento del passato, aver militato nelle Supremes, hanno fatto da coro a Marcella Bella (mi ripeto: ancora in gran forma, non solo vocale) e a suo fratello Gianni: una canzone all’antica, in ogni senso.
(fz)



TAGS: musica italiana, Sanremo


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fabio fiume la mia recensione sul festival
'Voglio bene a mio fratello Liam, ma non quanto ami gli spaghetti cinesi. '
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buon compleanno
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