I Frames: 'Siamo stufi di essere il segreto del rock'

"Può sembrare strano, ma è la prima volta in 15 anni che i Frames promuovono un loro disco fuori dall'Irlanda”, dice sorridendo Glen Hansard. La faccia del frontman della band dichiara le sue origini: capelli e barbetta rossa, come vuole l'immaginario più stereotipato, in cui quasi si nasconde uno… Leggi tutto

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I Frames: 'Siamo stufi di essere il segreto del rock'

I Frames: 'Siamo stufi di essere il segreto del rock'

"Può sembrare strano, ma è la prima volta in 15 anni che i Frames promuovono un loro disco fuori dall'Irlanda”, dice sorridendo Glen Hansard. La faccia del frontman della band dichiara le sue origini: capelli e barbetta rossa, come vuole l'immaginario più stereotipato, in cui quasi si nasconde uno sguardo spiritato. La sua storia, e quella della sua band, è tutt'altro che banale, anzi è da romanzo. I Frames sono uno strano oggetto del panorama musicale odierno: sei dischi di studio incisi tra il 1992 e il 2006, di cui l'ultimo “The cost” pubblicato da poco: un concerto alla Casa 139 di Milano, svoltosi martedì sera, è l'occasione per incontrare un po' di stampa, e cercare di svelare il segreto di questa band amatissima in patria (dove riempie i palazzetti senza quasi annunciare i concerti), e seguita da uno zoccolo duro di fan nel mondo, che hanno riempito la rete di registrazioni dei loro torrenziali concerti, un misto di rock passionale tra Radiohead, Jeff Buckley e Damien Rice con un tocco celtico derivato dall'uso del violino elettrico.
Hansard è davvero un personaggio: lascia la scuola a 13 anni. Si finanzia un demo, che riesce a far arrivare nelle mani di Chris Blackwell, il boss della Island e scopritore di Bob Marley e U2. Forma una band, che viene affidata alle mani di Gil Norton (produttore dei Pixies), e il risultato delude tutti: “Another love song” del 1992 è un pasticcio di rock troppo prodotto che non ottiene nessun successo, e la band viene scaricata dalla Island poco dopo. Hansard prima interpreta una parte in “The Commitments” di Alan Parker, film blockbuster sulle vite di giovani dublinesi musicisti. Si trasferisce a New York e suona un po' in giro: “Ho conosciuto Jeff Buckley, in quel periodo, che è diventato il mio roadie... A New York mi contattò un amico, proprietario di un café irlandese, il Sin-é, chiedendomi di portare i Commitments. Non era possibile ma ci andai a suonare insieme a Jeff, e lui poi ne fece la sua prima casa, lì si fece notare e incise il primo disco, 'Live at Sin-é'. Insomma, ero di fianco a lui all'inizio della carriera, ma la star ero io allora, e ho visto la sua carriera prima esplodere e poi diventare pazza, con la fine che tutti sappiamo”. Hansard ha poi rimesso in piedi la band, trovando un mentore prima in Trevor Horn, storica mente dei Buggles e produttore pop affermato (dai Frankie Goes To Hollywood ai Pet Shop Boys), poi in Steve Albini, produttore dei Nirvana. Il risultato sono tre dischi, “Fitzcarraldo”, “Dance the devil” e “For the birds”, pubblicati tra il 1994 e il 2001. “Non ero molto convinto di Horn, non credo che c'entrasse molto con noi”, dice Hansard dei primi due album. “Con la Touch & Go di Albini è andata decisamente meglio, ma solo da poco ci sentiamo a nostro agio: ci produciamo e pubblichiamo da soli i dischi, che nel mondo vengono distribuiti dalla Anti”. L'etichetta di Tom Waits ha lavorato sul live “Setlist”, su “Burn the maps" (2004) e su “The cost”, permettendo finalmente ai Frames di farsi notare fuori dai circuiti dei fan: “Devo dire che sono un po' stufo di raccontare questa storia della band che lotta per non essere un segreto ben custodito”, dice Hansard. “Non voglio che i Frames siano un segreto. Non siamo una band pop, quindi non mi aspetto la fama mondiale, ma di arrivare ad un posto in cui essere a mio agio con la nostra musica e il nostro pubblico... L'importante è non fare paragoni con musicisti a te vicini che magari vedi esplodere, mentre tu sei a lottare per ottenere qualcosa”, dice pensando a Jeff Buckley e a Damien Rice, conterraneo, amico e collega che nel giro di due dischi è diventato uno dei nomi più chiaccherati della musica contemporanea e che, ironia della sorte, ha suonato la sera prima nello stesso locale milanese.
La band tornerà per tre date ai primi di marzo, e bisognerà non farsela sfuggire: martedì sera si è esibita di fronte a 150 persone, e chi era lì per caso è rimasto sconvolto dall'intensità che Hansard e i suoi riescono a mettere nelle loro canzoni, quando sono su un palco: “E' un'altra delle leggende metropolitane che circondano i Frames: dal vivo sono meglio che su disco”, ride Hansard. Leggenda vera solo in parte, che la band ha cercato di smentire registrando “The cost” in presa diretta, per ricreare questa intensità. Ci è riusciuta benissimo, ricreando lo spirito di un altro album, “The swell season”, lavoro solista di Hansard registrato quasi per caso in Cecoslovacchia e pubblicato lo scorso aprile (in Italia, purtroppo non è stato distribuito: si può comprare comunque on-line su iTunes).
Ma, al di là di queste leggende, rimagono i fatti: “E' come se stessimo scivolando verso un posto interessante, visto che finalmente iniziamo a farci notare un pò", conclude Hansard.

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Frames
I Frames sono attivi sulle scene rock irlandesi da quasi 20 anni. Il loro leader Glen Hansard si fa notare come attore in "The committments" di Alan Parker. Poi forma la band, il cui primo demo arriva nelle mani di Chris Blackwell (scopritore di Bob Marley e U2), che pubblica il disco d’esordio ANOTHER LOVE SONG nel 1992 per la Island. Alcuni problemi di formazione e discografici rimandano la…
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27 nov 2014    Rockol - La musica online è qui Rockol.com - All your music news in one place