Caccia alle edizioni BMG: EMI si ritira, Universal incalza, l'Antitrust avverte




05 set 2006 - Secondo il New York Post, solitamente bene informato sui fatti che riguardano il business musicale, sarebbero quattro o cinque i pretendenti alle edizioni BMG rimasti ancora in corsa per aggiudicarsi la società del gruppo Bertelsmann dopo l’avvenuta presentazione, la settimana scorsa, delle offerte formali di acquisto (vedi News). Autoesclusasi, pare, la EMI (che era fiancheggiata da Kohlberg Kravis Roberts) sul terreno di gioco rimarrebbero due major, Universal e Warner Music, forse la finanziaria Goldman Sachs e due joint venture “miste” che combinano le risorse finanziarie di banche d’affari all’esperienza di capitani di lungo corso del settore: la prima vede alleati Apollo Management con Strauss Zelnick, ex ceo BMG (vedi News), e Viacom, la capogruppo di MTV che possiede la società di publishing Famous Music; la seconda accoppia l’esperto editore Charles Koppelman, oggi presidente di Martha Stewart Living Omnimedia, con GTCR Golder Rauner (mentre sembra essere scomparso dai radar anche l'attuale capo in testa di BMG, Nick Firth). Tutti i candidati succitati avrebbero offerto almeno 1,9 miliardi di dollari per entrare in possesso del catalogo di canzoni BMG anche se tutti gli interessati, inseguiti dai giornalisti, evitano accuratamente di rilasciare ogni commento.
Voci ufficiose indicano in Universal il concorrente più aggressivo e desideroso di chiudere l’affare. D’altra parte però gli analisti sottolineano le difficoltà di condurre in porto un’operazione che coinvolga un’altra casa discografica, considerato il timore di Bertelsmann di incappare nella scure dell’Antitrust: timore giustificato, si direbbe, dal momento che il portavoce della Commissione Europea Jonathan Todd ha già lanciato un avvertimento, preannunciando che l’organo comunitario (sollecitato in tal senso anche dalle organizzazioni internazionali delle etichette indipendenti) non consentirà la creazione di posizioni dominanti sul mercato che possano avere effetti negativi sui prezzi, la concorrenza, la libertà di scelta dei consumatori e l'innovazione nel settore. Sotto questo profilo, anche la posizione di Viacom potrebbe diventare delicata: il colosso americano, che grazie a MTV ha in mano un formidabile strumento di promozione della musica, potrebbe essere accusato di conflitto di interessi.


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