Previsioni di mercato: in Europa dal 2010 torna il sereno
25 ago 2006 - Ancora tre anni di sofferenze, poi finalmente la discografia europea potrà dire a se stessa che il peggio è passato. Questo lo scenario relativamente ottimistico dipinto dalle più recenti proiezioni sui consumi legali di musica digitale elaborate, in questo caso, dalla società di ricerche Screen Digest. Il suo ultimo rapporto, “Online Music in Europe: Market Assessment and Forecast” pronostica che le vendite di musica in rete possano valere 1,1 miliardi di euro nel 2010 (121 milioni di euro il fatturato 2005, 280 milioni quello previsto per fine 2006) in relazione alla crescita nel continente delle connessioni a banda larga e del parco dei lettori digitali portatili, che per quella data dovrebbero toccare quota 80 milioni di pezzi (29 milioni nel 2005, tasso di penetrazione del 7 %).
Grazie a questo incremento netto e progressivo, l’industria musicale dovrebbe finalmente riuscire a tamponare le perdite che, dal 2001 a oggi, hanno eroso al mercato il 22 % del suo valore: colpa, secondo l’analista Dan Cryan, non solo della pirateria digitale (che è in declino), ma anche delle strategie dei grandi megastore che, come Virgin e HMV, hanno progressivamente ridotto le superfici espositive a disposizione dei cd per fare spazio a telefonini, videogiochi, libri e dvd (concorrenti diretti, la cui crescita corrisponde cronologicamente al crollo dei supporti musicali).
Nel suo studio, Cryan lancia tuttavia un monito all’industria: da solo, il boom del mercato digitale non sarà sufficiente a invertire la tendenza negativa, ed è necessario che i manager musicali si diano da fare per ottenere il massimo vantaggio possibile dalle nuove piattaforme di distribuzione, on-line e mobile. Uno studio di Forrester Research pubblicata in marzo, tuttavia, suggerisce di non dare ancora per morto il cd audio tradizionale: secondo il rapporto (vedi News) nel 2011 i due terzi del fatturato saranno ancora imputabili alla vendita di supporti “fisici” nei negozi.
TAGS: Cryan, Dan, Digest, Forrester, HMV, industria musicale, Music, Online, Research, Screen, Virgin
Grazie a questo incremento netto e progressivo, l’industria musicale dovrebbe finalmente riuscire a tamponare le perdite che, dal 2001 a oggi, hanno eroso al mercato il 22 % del suo valore: colpa, secondo l’analista Dan Cryan, non solo della pirateria digitale (che è in declino), ma anche delle strategie dei grandi megastore che, come Virgin e HMV, hanno progressivamente ridotto le superfici espositive a disposizione dei cd per fare spazio a telefonini, videogiochi, libri e dvd (concorrenti diretti, la cui crescita corrisponde cronologicamente al crollo dei supporti musicali).
Nel suo studio, Cryan lancia tuttavia un monito all’industria: da solo, il boom del mercato digitale non sarà sufficiente a invertire la tendenza negativa, ed è necessario che i manager musicali si diano da fare per ottenere il massimo vantaggio possibile dalle nuove piattaforme di distribuzione, on-line e mobile. Uno studio di Forrester Research pubblicata in marzo, tuttavia, suggerisce di non dare ancora per morto il cd audio tradizionale: secondo il rapporto (vedi News) nel 2011 i due terzi del fatturato saranno ancora imputabili alla vendita di supporti “fisici” nei negozi.
TAGS: Cryan, Dan, Digest, Forrester, HMV, industria musicale, Music, Online, Research, Screen, Virgin
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