Amir: ‘Nel mio album la voce dei figli degli immigrati in Italia’
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11 lug 2006 - “Uomo di prestigio” è il titolo dell’album d’esordio di Amir, rapper romano nato da padre egiziano e da madre italiana.“Sono nato a Roma nel 1978”, ha spiegato l’artista a Rockol, “Mio padre è immigrato in Italia negli anni Settanta. Poco dopo il suo arrivo nella penisola ha conosciuto mia madre, che è di Roma: si sono sposati ed è prima nata mia sorella, poi io. Mio padre ha cominciato ad avere problemi con la legge fin da quando ero piccolo, e la situazione si è stabilizzata quando avevo diciassette anni. Questo ha influenzato molto la mia crescita e la mia adolescenza: ho dei ricordi molto forti delle carceri in cui era rinchiuso mio padre e nelle quali lo andavo a trovare. L’anno scorso il direttore del carcere di Rebibbia mi ha invitato ad esibirmi in prigione davanti ai detenuti, ed è stato molto di impatto andare a suonare in un luogo dove per anni sono stato un visitatore. La notte del concerto sono rientrato a casa e ho scritto ‘5 del mattino’”.
“Mi sono avvicinato alla cultura hip hop”, precisa Amir, “prima di avvicinarmi al rap. Ho imparato prima di tutto l’arte di scrivere sui muri, lo stile di vita, la danza, la break dance, la musica. Solo poi mi sono scontrato con il rap. Diciamo che questo comportamento legato all’età, perché a dodici, tredici anni è molto più facile buttarsi a terra a ballare o scrivere sui muri piuttosto che cantare e comporre canzoni. E’ un percorso che ho fatto piano piano, cominciando ad ascoltare alcuni brani rap. Un giorno su una cassetta di mia sorella c’era inciso un brano di Run-MC che mi ha folgorato: era una cosa diversa, mi ha affascinato subito e mi ha colpito il sentir parlare in quel modo sulla musica, dire le cose in modo diretto e schietto. Da quel momento è iniziato il mio percorso artistico, ma è stato solo poi, nel 1997, che ho scritto il mio primo brano. Dovevo comporre un pezzo da inserire in una compilation, e lì ho capito che scrivere e rappare era una cosa che mi riusciva bene, anche perché in quel periodo ero molto influenzato dalle compagnie che frequentavo artisti come Ice One, Colle del Fomento e Corveleno”.
L’incontro con la Virgin ha cambiato poi l’approccio di Amir con la musica: “Questo che ho pubblicato con la Virgin”, ha spiegato il cantante, “è il mio primo disco da solista. In passato avevo anche autoprodotto alcuni dischi che cercavo personalmente di dare in giro alle feste, sperando che arrivassero tra le mani di qualcuno interessato alla mia musica. Questo album ho iniziato a registrarlo con la Prestigio Records, una casa discografica di un mio amico che è italo-canadese. Si sente molto la sua influenza in alcuni brani proprio perché in Canada il rap è una realtà molto forte. Essendo la sua un’etichetta indipendente, ci siamo arrangiati trovando da soli un ufficio stampa. Un giorno invece ha bussato alla nostra porta Vanni Giorgilli della Subside Records, manager di Coolio, Fish e altri artisti. Lì ho capito che la nostra strada stava prendendo una buona direzione. Il cambiamento radicale nella mia musica c’è stato quando ho deciso che i miei brani dovevano diventare il mio lavoro. Molti avvenimenti, a tal proposito, mi hanno condizionato, nonultimo quello di essere diventato padre a ventun anni. Far parte di un’etichetta discografica come la Virgin richiede poi molta serietà. Non mi sono solo impegnato a livello commerciale, ma ho fatto un passo avanti anche per quanto riguarda le mie potenzialità”.
In questi ultimi mesi la scena hip-hop italiana sembra essersi ripopolata grazie a Mondo Marcio, Corveleno, Fabri Fibra e lo stesso Amir: “Sono contento di questo momento di gloria che sta vivendo il rap in Italia”, ha confessato Amir, “Con Fabri Fibra ci conosciamo di vista, ci siamo salutati ed incrociati qualche volta, mentre con Mondo Marcio siamo amici. La forza di noi giovani rapper è che ognuno ha qualcosa di particolare che rende unica la propria musica: Mondo si basa molto sui problemi che hanno caratterizzato la sua adolescenza, Fabri è invece quello un po’ più cinico, divertente, provocatorio, mentre io mi sento un po’ la voce dei figli degli immigrati che ci sono in Italia". "‘Straniero nella mia nazione’”, ha aggiunto Amir, “l’ho scritta perché nonostante sia nato a Roma e mi abbiamo fatto fare i tre giorni per fare il servizio militare, vengo sempre trattato come un extracomunitario, come un cittadino di serie B, anche quando mostro la carta di identità”.
Nell’album, oltre al primo singolo estratto dal titolo “Shimi” cantato in coppia con Nefer, è presente anche “Notti arabe”, incisa con Tormento: “Con Tormento siamo amici”, ha spiegato Amir, “Ci stimiamo molto a livello artistico. Quando suonava con i Sottotono ammetto che non mi piaceva molto. Poi io sono cresciuto e lui, dopo il distacco con le etichette e il mainstream, è riuscito a crearsi uno spazio tutto suo. Siamo sempre rimasti in contatto e durante i suoi live, anche all’estero, ha voluto che salissi sul palco insieme a lui. E’ stato un onore per me lavorarci insieme, e ospitarlo nel mio album mi è sembrato il minimo”.
TAGS: Amir, musica italiana, Nefer, Tormento
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