‘Innocenti evasioni 2006’: tributo a Lucio Battisti con Ligabue e altri

Disco dall’assemblaggio composito, questo “Innocenti evasioni 2006” (Warner Music). E’ un ibrido, che comprende alcuni brani tratti dalle due precedenti “puntate” di “Innocenti evasioni” (1993 e 1994), alcuni brani appositamente registrati e un contributo supplementare. Un’operazione discografica… Leggi tutto

AcquistaCommenta
Lucio Battisti   follow
‘Innocenti evasioni 2006’: tributo a Lucio Battisti con Ligabue e altri

‘Innocenti evasioni 2006’: tributo a Lucio Battisti con Ligabue e altri

Disco dall’assemblaggio composito, questo “Innocenti evasioni 2006” (Warner Music). E’ un ibrido, che comprende alcuni brani tratti dalle due precedenti “puntate” di “Innocenti evasioni” (1993 e 1994), alcuni brani appositamente registrati e un contributo supplementare. Un’operazione discografica sulla quale vale la pena di spendere qualche parola in più del solito.
Forse vi è già capitato di leggermi sull’argomento ‘cover’: in genere sono favorevole alla rilettura di canzoni già note, non foss’altro che perché è difficilissimo, da anni, ascoltare canzoni dello stesso livello qualitativo di quelle che la musica italiana ha espresso in passato. Quindi, nessuna preclusione pregiudiziale da parte mia: se non il fatto che, a mio avviso, una cover, se realizzata da un interprete che già possieda una propria notorietà, dovrebbe essere il più ‘infedele’ possibile alla canzone di riferimento, nel senso che dovrebbe essere personalizzata fino al rischio del tradimento. Rischio grosso, ma quando il risultato funziona la cover riesce ad avere una dignità e un valore abbastanza vicino a quello del brano originario (ci sono anche casi, pochissimi, in cui una cover migliora l’originale: ma con il repertorio di Lucio Battisti è difficile che questo possa succedere).
Ciò detto, il canzoniere di Battisti è il più avidamente saccheggiato e anche il più scelleratamente sfruttato (parlo forse dei due cofanetti di tre dischi che la BMG ha pubblicato negli ultimi due anni? precisamente, parlo anche proprio di quelli). Qualcuno sorriderà a queste parole, pronto a rinfacciarmi i due dischi di riproposizioni di canzoni di Battisti che ho prodotto in tempi recenti (le canzoni di Battisti-Panella rilette per trio vocale e quartetto d’archi e le canzoni di Battisti-Mogol risuonate da una banda musicale di paese): però entrambi, mi pare, erano operazioni magari non condivisibili, ma (rivendico orgogliosamente) non banali.
Il concept di “Innocenti emozioni”, invece, è quanto di più tradizionale si possa concepire: si prendono un po’ di cantanti abbastanza noti, si chiede loro di scegliere una canzone di Battisti e di reinciderla - senza un filo conduttore sonoro o contenutistico, senza uno schema riconoscibile - e poi si pubblica il tutto. Anche per questa ragione, i due precedenti volumi (ora fuori catalogo) di questa che ormai è una serie non mi erano parsi memorabili. Quali che siano le ragioni che hanno spinto la Warner a non ripubblicare integralmente i due precedenti “Innocenti evasioni” con l’aggiunta delle nuove cover non mi è dato saperlo (ne sarebbe uscito un doppio Cd, che non sarebbe stato male pubblicare al prezzo di un singolo). Comunque, sia che la scelta delle canzoni da eliminare sia stata dettata da scadenze di diritti o da mancata disponibilità degli interpreti o delle loro etichette discografiche, o dalla necessità di non duplicare titoli già presenti ma che qualche nuovo interprete desiderava accaparrarsi, riconosco che la selezione, per quanto drastica, non è stata dissennata. Per la storia, da “Innocenti evasioni” edizione 1993 sono state eliminate “Perché no” (Fabio Concato), “Ancora tu” (Paola Turci), “Con il nastro rosa” (Matia Bazar), “Prendila così” (Anna Oxa), “I giardini di marzo” (Eugenio Finardi), “La canzone del sole” (Luca Barbarossa), “Io vorrei... non vorrei...” (Andrea Mingardi), “Sì, viaggiare” (Ornella Vanoni) e “Non è Francesca” (Mango). Da “Innocenti evasioni” versione 1994 sono stati eliminati “7 e 40” (Pitura Freska), “La compagnia” (Tazenda), “Il mio canto libero” (Cristiano De André), “Neanche un minuto di non amore” (Mario Lavezzi e i Baraonna), “Confusione” (Angela Baraldi), “Amarsi un po’” (Gatto Panceri), “Un’avventura” (Mietta), “L’aquila” (Graziano Romani) e “Aver paura (d’innamorarsi troppo)” (Rossana Casale).
Vediamo cos’è rimasto, invece: “E penso a te” di Raf, “Anche per te” di Enrico Ruggeri e “Il tempo di morire” (Litfiba) dall’edizione 1993, “Nessun dolore” (Giorgia), “Il leone e la gallina” (Samuele Bersani) e “Prendi fra le mani la testa” (Loredana Berté) dall’edizione 1994. E vediamo anche le nuove: “Sì, viaggiare” torna ma nella versione di Nek, “Innocenti evasioni” (che curiosamente, pur dando il titolo al progetto, non era stata inclusa in nessuno dei due dischi precedenti) è proposta da Cesare Cremonini, “La metro eccetera” è stata scelta da Max Pezzali con Stylophonic, “Uno in più” è cantata da Irene Grandi, “Prigioniero del mondo” dai Nomadi, “Emozioni” è qui presente nella versione live già inclusa da Dolcenera nel suo allbum “Il popolo dei sogni”, “Una donna per amico” è stata scelta dagli Sugarfree, mentre la bonus track (una versione unplugged di “I giardini di marzo”) è stata fornita da Ligabue.
Diciamo subito quel che c’è da dire di Ligabue. L’ammirazione e il rispetto di Luciano per Battisti sono al di sopra di ogni sospetto (non a caso il 10 settembre dell’anno scorso Ligabue si è unito all’evento “BandaBattisti” diffondendo al Campovolo, a mezzogiorno e in contemporanea con 235 bande musicale da ogni parte d’Italia, una sua esecuzione di “La canzone del sole”). “Io, la mia voce, la mia chitarra, tutto fatto in due ore, in solitudine: per me, quella è l’essenza della musica del Maestro” ha spiegato Ligabue a proposito del suo contributo. Che è, evidentemente, il titolo di maggior richiamo anche collezionistico di questo “Innocenti evasioni 2006”; e che ne è anche l’episodio più anomalo, perché si tratta evidentemente di un omaggio, più che di un tributo vero e proprio: Ligabue canta con la sua voce e suona con la sua chitarra senza cercare di far sua la canzone, ma rispettandola nella struttura e nell’atmosfera, semplicemente rieseguendola (molto bene): un apprezzabile gesto di discrezione e di modestia.
E adesso, guardiamo il resto. Per quel che concerne i brani tratti dalle precedenti edizioni, Loredana Berté condisce di reggae “Prendi fra le mani la testa”, portandola a termine fra troppi sussurri e troppe grida; i Litfiba (ancora con Piero Pelù in formazione) rendono quasi caricaturale “Il tempo di morire”, che suona quasi come fosse cantata da un imitatore di Piero (con tutti i caratteristici birignao del Pelù di più di dieci anni fa). Corretta e sentita è la versione Ruggeri di “Anche per te”; interessante soprattutto nella prima parte, quella in cui è più svincolata dal modello, la “E penso a te” di Raf; è travolgente Giorgia in “Nessun dolore”, di cui fornisce un’interpretazione entusiasmante. Così come è elegante e ironica “Il leone e la gallina” nell’interpretazione di Samuele Bersani, un bell’esempio di equilibrio e di discrezione.
Vediamo invece gli inediti o quasi inediti, cominciando, se non vi dispiace, da quello che mi è piaciuto di meno. In questa classifica di sgradimento, assegnerei la palma a Dolcenera: la sua “Emozioni” è eccessivamente drammatica, tutta vezzi e sottolineature, fatta per strappare l’applauso e per impressionare. Penultima metterei “Una donna per amico” degli Sugarfree: è molto buona l’idea di riproporre il brano, ancora oggi sorprendentemente moderno, ma il gruppo lo esegue da cover band, senza minimamente impressionare. Abbastanza inutile è “Uno in più” nella versione di Irene Grandi: cantata come si deve, certo, perché la ragazza sa cantare, ma non mi pare aggiunga granché al valore complessivo del disco. La metterei a metà classifica, insieme a “Sì, viaggiare” di Nek: che non sfigura, ma nemmeno fa rizzare le orecchie. Al terzo posto metterei “Prigioniero del mondo” versione Nomadi: ovvio (anche se non inevitabile) che il gruppo non sappia rinunciare all’enfasi che gli è propria, e la canzone per certi versi è molto coerente con la filosofia nomade, ma nel complesso penso fosse lecito aspettarsi qualcosa in più.
Prime ex aequo, secondo i miei gusti, sono “Innocenti evasioni” di Cesare Cremonini e “La metro eccetera” di Max Pezzali con Stylophonic. Cremonini azzarda, non ricalca pedissequamente la melodia della parte vocale battistiana, e in questo modo riesce a mantenere vive l’attenzione e la curiosità dell’ascoltatore: così conferma di avere personalità e stile. A Max Pezzali va il grandissimo merito di aver compiuto, vivaddio, una scelta controcorrente, pescando dal repertorio Battisti-Panella (l’album era “Cosa succederà alla ragazza”, 1992) anziché dallo scontatissimo repertorio Mogol-Battisti. E la sua versione del brano, realizzata con il contributo di Stylophonic/Stefano Fontana, è proprio bella: equidistante fra la riesecuzione della versione originaria e la libera riappropriazione, incalzante e ipnotica, riesce anche a rendere più “leggibili” le allusioni sessuali del testo senza sminuirne l’equilibristica inventiva lessicale.
Ecco qua. Non saprei cos’altro aggiungere, se non che operazioni di questo genere hanno in sé un limite intrinseco (la frammentarietà di atmosfere) qui accentuato dalla distanza cronologica fra sei canzoni dell’album e le altre otto; in fondo, e chiudo, siccome non è la quantità che conta, si sarebbe potuto fare un piccolo sforzo in più e raccogliere altri quattro contributi inediti. Ma, insomma, di questi tempi un disco con cinque brani ben al di sopra della sufficienza (riassumo: Cesare Cremonini, Max Pezzali, Samuele Bersani, Giorgia e Ligabue) non è comunque da disprezzare, anzi.

(franco zanetti)

Commenti

caricamento dei commenti in corso

Tutto su

Lucio Battisti
Lucio Battisti nasce a Poggio Bustone, un paese di collina in provincia di Rieti, il 5 Marzo 1943. Comincia da autodidatta a suonare la chitarra, ma la famiglia non condivide la sua passione: il padre gli concede due anni di prova per dimostrare le sue qualità. Trasferitosi a Roma nel 1964, Lucio Battisti diventa il chitarrista de I Campioni, gruppo che accompagna in tournée Tony Dallara. Il…
Leggi tutto >
19 set 2014    Rockol - La musica online è qui Rockol.com - All your music news in one place