'Tango canzone', cavalli da corsa e musica da film: riecco i Gotan Project

Quanta voglia di tango, in giro per il mondo. Tra scuole di danza, stage, tournée di musicisti e ballerini, il più intricato, malinconico e sensuale dei balli di coppia e le musiche che lo accompagnano hanno ripreso quota a tutte le latitudini rinnovandosi nel solco della tradizione. Come la… Leggi tutto

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'Tango canzone', cavalli da corsa e musica da film: riecco i Gotan Project

'Tango canzone', cavalli da corsa e musica da film: riecco i Gotan Project

Quanta voglia di tango, in giro per il mondo. Tra scuole di danza, stage, tournée di musicisti e ballerini, il più intricato, malinconico e sensuale dei balli di coppia e le musiche che lo accompagnano hanno ripreso quota a tutte le latitudini rinnovandosi nel solco della tradizione. Come la musica dei Gotan Project, esplosi a popolarità internazionale con un disco, “La revancha del tango”, che creò un nuovo stile di frontiera, il cosiddetto electrotango, vendendo molto in tutto il mondo (approssimativamente 100 mila copie in Italia) grazie a una formula originale che sposava il bandoneon ai loop elettronici, il clima arroventato delle vecchie balere all’atmosfera cool dei club di tendenza.
I cinque anni trascorsi dalla sua pubblicazione sono stati colmati da concerti, progetti collaterali e un disco di remix. Ma ora arriva nei negozi “Lunático”, che evoca il maestro Carlos Gardel prendendo in prestito il nome dal suo cavallo da corsa e rinnova sapori e colori del suo predecessore con il contributo di collaboratori vecchi e nuovi (la cantante Cristina Villalonga, i Calexico di Joey Burns e John Convertino). I tre titolari del marchio, loro stessi una multinazionale tanguera (Eduardo Makaroff argentino, Philippe Cohen Solal francese, Christoph H. Mueller svizzero tedesco), ne parlano con entusiasmo, in una babele di lingue e di dialoghi incrociati che assomiglia al loro modo di far musica. Gli chiediamo del lungo silenzio e Mueller spiega che in realtà i Gotan non si sono mai fermati. “Siamo stati in tour per due anni, poi ci siamo dedicati ognuno a cose proprie, realizzato dei remix, scritto la colonna sonora per un film. A questo disco abbiamo iniziato a lavorare agli inizi del 2004, ma abbiamo dovuto aspettare che ‘La revancha del tango’ venisse pubblicato in tutto il mondo: l’ultimo paese è stato proprio l’Argentina, l’anno scorso, probabilmente a causa della difficile situazione economica in cui versa il paese. Questo ci ha aiutato anche a diluire le aspettative e le pressioni della casa discografica” (la ¡Ya Basta! di Parigi, dove il trio ha la sua base operativa). “Non che non ce ne fossero, di pressioni”, aggiunge Cohen Solal, “ma noi non ne abbiamo tenuto conto. Abbiamo continuato a lavorare normalmente, facendo in modo che le cose succedessero con spontaneità e naturalezza. E’ stato, per così dire, un processo organico”. “Il nostro primo obiettivo”, riprende Mueller, “era di non ripeterci, provando a fare qualcosa di diverso. Cominciamo sempre sperimentando, in studio, anche se poi il risultato è una musica piuttosto organizzata, per la maggior parte scritta su uno spartito. Una volta che abbiamo capito cosa funziona e cosa no, di solito lavoriamo abbastanza velocemente. A Buenos Aires (presso i leggendari Estudios Ion) abbiamo registrato alcune percussioni, le sezioni d’archi e gli interventi di un giovane rapper locale, Koxmoz. Quando ci siamo andati avevamo già completato le tracce base a Parigi”. “Abbiamo voluto tornare”, spiega Philippe, “perché volevamo un’autentica sezione d’archi di tango: non sarebbe stato lo stesso agli Abbey Road di Londra, anche se gli orchestrali inglesi sono bravissimi. E’ che le atmosfere di Buenos Aires sono irriproducibili altrove”. Sono presenti in tutto il disco, a partire proprio dai ripetuti richiami a Gardel. “Ma l’album”, precisano i tre, “è dedicato a Domingo Cura, il famoso percussionista scomparso nel dicembre scorso che tanta influenza ha avuto su di noi. Gardel è l’inventore del tango canción, e il nostro modo di rendergli omaggio è stato di inserire nel disco molte canzoni, molti pezzi cantati”. “Lui”, sottolinea Makaroff, “è ancora attuale perché ha inventato uno stile. Era un grande compositore di melodie, e come cantante aveva il timbro inconfondibile di un Frank Sinatra o di un João Gilberto. E anche se non scriveva testi seppe circondarsi dei migliori parolieri in circolazione. Quando si lanciò nella carriera cinematografica, in Europa e poi negli Stati Uniti, si mise a lavorare con Alfredo Le Pera, soggettista e sceneggiatore che con lui scrisse le canzoni per molti film. Molti dei maggiori successi nella storia del tango sono firmati da loro due: ‘Arabal’, ‘Volver’, ‘Cuesta abajo’ per noi argentini sono dei veri e propri inni”. “In qualche modo”, aggiunge Cohen Solal, “lo si può paragonare ai grandi chansonnier francesi, a Charles Trenet che era allo stesso tempo un grande interprete e un grande autore. E un poeta”.
Di suggestioni cinematografiche è piena anche la loro musica: “Sì”, concorda Philippe, “capita che alcune delle melodie che eseguiamo evochino delle colonne sonore. Ricordo bene che la nostra prima registrazione insieme, una versione di ‘Vuelvo al Sur’ di Piazzolla, a me fece subito venire in mente l’atmosfera dei film di Almodóvar. E’ successo anche con questo disco: un mio amico giornalista mi ha detto che la chitarra twang di ‘Amor porteño’ (il pezzo che ospita i Calexico) gli ricordava ‘Kill Bill 2’ di Tarantino. E la coda di ‘Tango canción’, con quel trombone, può ricordare le musiche di Nino Rota o la solitudine di certi personaggi di Charlie Chaplin”. C’è anche una bella cover di “Paris, Texas”, in coda al disco. E al Ry Cooder i Gotan Project assomigliano, in fondo, per quella voglia di frugare nel passato per riportarlo alla luce, e l’inclinazione a usare nei dischi voci differenti. “Come noi, lui ama i viaggi musicali. Abbiamo scelto quel brano non solo per la sua bellezza ma anche perché il film da cui è tratto è il migliore di Wenders. Insieme ad ‘Amor porteño’ ci ha anche dato modo di allargare il nostro panorama sonoro, avvicinandoci all’alternative country. In ‘Paris Texas’ abbiamo usato la baguala, un ritmo folk che proviene dal Nord dell’Argentina”.
Dovevano inventarsi qualcosa di nuovo, del resto, dopo che “La revancha del tango” aveva aperto una porta da cui molti sono transitati. Spiega Mueller: “Proprio in Argentina quel disco ha funzionato come un catalizzatore, in molti aspettavano che qualcuno violasse l’intoccabilità della musica tradizionale, e probabilmente poteva farlo solo uno straniero. Abbiamo incoraggiato altri musicisti a fare altrettanto e oggi, al Tango Festival di Buenos Aires, c’è una intera giornata dedicata all’electrotango. Sono emersi un sacco di giovani musicisti che tornano a guardare al loro background culturale in modo fresco e innovativo. Alcuni, come noi, mischiano il tango ai beat elettronici, altri vanno in direzioni differenti”. Neppure i puristi, assicura l’argentino Makaroff, hanno avuto molto da ridire: “I musicisti della scena tradizionale hanno accolto subito con favore la nostra proposta musicale. L’establishement del tango ci ha messo un po’ di più ma alla fine la reazione è stata altrettanto positiva; solo qualche fondamentalista avrebbe voluto distruggerci, ma non ha fatto proseliti. E così ora siamo considerati pionieri della nueva tendencia, del tango elettronico: un genere in cui oggi si riconoscono almeno venti o trenta gruppi musicali sparsi in tutto il mondo. In Germania, in Scandinavia, in Spagna. Ovunque, anche in Italia”. Infatti. Perché il tango gode di tale successo universale? “Perché è musica popolare ma allo stesso tempo vicina al jazz e alla classica. Non si identifica con un unico ritmo, ma con un intero, ricco mondo culturale che era quello espresso da Buenos Aires all’inizio del ventesimo secolo. Allora, e prima della decadenza attuale, la città era un posto meraviglioso dove vivere, un crocevia di influenze”. “E poi il tango è una fusione di stili”, aggiunge Mueller, “ingloba elementi provenienti dall’Africa e dall’Europa, forse anche per questo così tanta gente vi entra subito in sintonia”. E’ uno degli aspetti più interessanti e sorprendenti (per un neofita) di “Lunático”, infatti, questa forte presenza di Africa e tribalismo in canzoni come “Notas” e “Domingo”. “E’ musica che arrivava dai sobborghi”, spiega Makaroff, “e non era ben accetta dalle classi benestanti di Buenos Aires allora dedite al valzer e ad altri balli di origine europea”. “Le prime sale da ballo per tangueros”, precisa Cohen Solal, “erano frequentate solo da gente di colore che imitava il modo di ballare dei bianchi. Inizialmente il loro stile, con quel modo di danzare stretti stretti, corpo a corpo, era ritenuto disdicevole e adatto solo ai ‘bad boys’. Poi, gradualmente, i bianchi cominciarono a imitare i neri che li avevano imitati… esportarono il tango in Francia dove divenne immensamente popolare, e di lì tornò in Argentina ammantato dall’alone chic e glamour di Parigi. A quel punto venne accettato anche dalla borghesia locale, e in seguito musicisti come Astor Piazzolla lo hanno fatto apprezzare in tutto il mondo. Musicalmente è un’espressione della realtà urbana. Ma allo stesso tempo è anche profondamente erotico, e malinconico: una combinazione piuttosto rara”. E tipica della gente argentina, così diversa dai suoi vicini sudamericani. “E’ perché siamo un popolo di immigrati”, annuisce Eduardo. “A Buenos Aires, e nella zona del Rio de la Plata, arrivarono in tantissimi da tutto il mondo. Dalla Turchia, dalla Germania, dalla Romania, dall’Italia e dalla Spagna: gente che, nella maggior parte dei casi, non rivide più le famiglie di origine e che soffriva di nostalgia di casa. Ecco perché nel popolo argentino, e nel tango, c’è tutta quella malinconia”.

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Gotan Project
I Gotan Project - progetto che fonde ritmi di tango argentino e musica elettronica - nasce nel 1999 a Parigi ad opera di tre musicisti Philippe Cohen Solal, Cristoph H. Muller e Eduardo Makaroff, per la Ya Basta!, l’etichetta francese che produce anche Boyz from Brazil e Stereo Action Unlimited’s.
Il primo album è EL CAPITALISMO FORANEO / VUELVO AL SUR (2000) seguito – nell’ottobre…
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22 nov 2014    Rockol - La musica online è qui Rockol.com - All your music news in one place
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