EMI-Warner, una società di ricerche inglese dà per certa la fusione
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17 mar 2006 - “La questione non è se il merger si farà, ma quando”: così gli analisti londinesi della Enders Analysis sintetizzano i risultati di un approfondito studio sulle prospettive di fusione tra le case discografiche EMI e Warner Music reso pubblico in questi giorni. Secondo gli esperti della società inglese l’Unione Europea non dovrebbe porre ostacoli all’operazione, mentre lo scenario più probabile prevede che Edgar Bronfman Jr. e i suoi finanziatori in Warner decidano, al momento opportuno, di farsi da parte intascando una bella liquidazione e lasciando mano libera alla EMI (quest’ultima, a sua volta, si avvantaggerebbe del fatto di allargare in maniera consistente i suoi “asset” aziendali risparmiando contemporaneamente fino a 300 milioni di dollari all’anno sui costi di esercizio).
Non dovesse andare così, dicono quelli della Enders, sarà la Warner a comprare la EMI perché ormai è chiaro che l’unica soluzione da scartare a priori è quella della joint venture paritaria: che, lo dimostra il caso Sony BMG, rende estremamente problematico decidere chi comanda e procedere a un’integrazione rapida e indolore di culture aziendali diverse. Sul quando, comunque, gli analisti inglesi non si sbilanciano: voci ricorrenti sostengono tuttavia che non se ne parlerà prima del 2008.
TAGS: Analysis, BMG, Bronfman, Edgar, EMI, Enders, Europea, industria musicale, Jr., Music, Sony, Unione, Warner
Non dovesse andare così, dicono quelli della Enders, sarà la Warner a comprare la EMI perché ormai è chiaro che l’unica soluzione da scartare a priori è quella della joint venture paritaria: che, lo dimostra il caso Sony BMG, rende estremamente problematico decidere chi comanda e procedere a un’integrazione rapida e indolore di culture aziendali diverse. Sul quando, comunque, gli analisti inglesi non si sbilanciano: voci ricorrenti sostengono tuttavia che non se ne parlerà prima del 2008.
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