Mercato 2005: - 4,5 %, 14 milioni di canzoni scaricate su pc e cellulare




02 mar 2006 - I dati 2005 forniti da PriceWaterhouseCoopers e appena pubblicati da FIMI non lasciano dubbi: il mercato italiano della musica registrata è ancora in mezzo al guado, sospeso in un limbo tra un presente deprimente e un futuro che si immagina roseo ma è ancora di là da venire. Non bastano le (piccole) riduzioni apportate al prezzo dei dischi, - 3 %, a frenare il calo della domanda di supporti tradizionali, cd e dvd musicali, che nell'anno solare appena passato hanno prodotto 291 milioni di euro di fatturato, il 4,5 % in meno rispetto ai dodici mesi precedenti (ancora peggio le cifre espresse in volumi: - 5,6 %, 31 milioni di pezzi; -4,4 % per i cd album, il formato trainante - si fa per dire - del mercato). La sintesi brutale è che in cinque anni l'industria ha perso per strada il 25 % del suo giro d'affari.
Due invece le note positive, la crescita (attesa) dei consumi di musica digitale e la tenuta (sperata) del prodotto locale. Le canzoni scaricate legalmente dalla rete sono state, nel 2005, oltre 14 milioni, e il popolo italiano si conferma molto più propenso a smanettare sul cellulare (7,7 milioni di euro di fatturato, tra suonerie e download, il 67 % del totale dei consumi digitali) che sul pc (3,05 milioni di fatturato generati dai "music store" come iTunes e Msn): ma gli 11,6 milioni di euro complessivi, pur rappresentando già il 4 % degli introiti, sono ancora troppo pochi per permettere alla discografia di tirare il fiato. La consolazione arriva, in parte, dalla conferma dell'"eccezione culturale" nostrana, che porta il repertorio locale a crescere del 4 % in valore, uno degli incrementi più alti d'Europa, e ad aggiudicarsi il 51 % del totale con un saldo positivo rispetto al prodotto di provenienza internazionale che pochi altri mercati possono vantare.
Nel mondo, l'Italia si piazza all'ottavo posto per dimensioni del mercato; al quinto in Europa, dietro Gran Bretagna, Germania, Francia e Spagna: ma è sempre pesante, secondo i dati ufficiali, l'incidenza della pirateria, che sottrae all'industria oltre 110 milioni d'euro all'anno, il 25 % del valore globale del mercato (nel 2005 le forze dell'ordine hanno sequestrato oltre 2 milioni di cd pirata e più di 150 mila impianti di masterizzazione effettuando 520 arresti). Considerazione finale: come amano ripetere i nostri discografici, è il disco e non la musica a essere in crisi, tanto che un recente rapporto dell'Università Bocconi valuta in 2,2 miliardi di euro gli introiti complessivamente generati dal settore. Il problema, per le case discografiche, è che solo il 30 % di quel flusso di denaro passa per i canali tradizionali (retail e negozi di dischi), e che ad approfittarne sono sempre più soggetti terzi, Internet provider e società telefoniche in primis.



TAGS: Bocconi, FIMI, industria musicale, iTunes, MSN, PriceWaterhouseCoopers, Università

COMMENTA QUESTA NOTIZIA


 disclaimer il tuo commento apparirà su questa pagina entro un minuto
'In fin dei conti, non sono che un batterista.'
chi l'ha detto?
buon compleanno
Robbie Williams
accadde oggi
Nasce Peter Gabriel. Dopo…



Rockol.com s.r.l. - P.IVA: 12954150152

Rockol - La musica online: news, concerti, artisti, classifiche, vendita biglietti cd dvd musicali