'A bigger bang', anteprima del nuovo album dei Rolling Stones
27 lug 2005 - Assume contorni sempre più definiti il nuovo progetto dei Rolling Stones che, tra neanche un mese, riprenderanno la strada con un tour mondiale lungo oltre un anno. Circa dieci giorni dopo il loro debutto dal vivo previsto il 21 agosto prossimo al Fenway Park di Boston, infatti, uscirà il loro nuovo album: "A bigger bang" (data di pubblicazione internazionale: 2 settembre 2005) sarà il primo disco di studio del gruppo da otto anni a questa parte, quando produssero "Bridges to Babylon".Sedici pezzi - dodici dei quali abbiamo potuto ascoltare - equivalgono, in buona sostanza, a un doppio album e per questo, non possono che richiamare alla mente "Exile on Main St.", l'ultimo lavoro degli Stones di certe dimensioni. Ma, scomodi paragoni a parte, ci pensa la firma di Don Was a riportarci in una dimensione attuale: il co-produttore (insieme ai Glimmer Twins, ovvero Mick Jagger e Keith Richards) stavolta si è impegnato in un'opera di "stripping down", rivestendo di un timbro volutamente grezzo una raccolta di pezzi che, al di là delle intenzioni, rischiamo ormai di nascere iperprodotti. In questo senso lo sforzo in una direzione quasi "radical chic" è apprezzabile.
L'impressione generale è quella di un positivo rallentamento del ritmo dei brani, da due decenni troppo spesso eccessivamente veloci. La qualità ne esce migliorata, il suono è rock e non più troppo hard rock. Cresce, inoltre, l'importanza di Daryl Jones: il suo tocco non sposta la musica degli Stones su un piano più nero, ma i suoi giri di basso non possono che influenzare gli arrangiamenti; fanno bene al funk che da sempre fa parte della loro chimica. Ed è giusto così: questo signore è quello che, suo malgrado, ha tenuto incollata la band, offrendo ai vecchietti non solo l'opportunità di suonare dal vivo al completo, ma anche di farlo sostituendo un musicista mediocre con un turnista sopraffino.
Riservandoci di tornare sull'album con una recensione completa a tempo debito, rileviamo che per ora i pezzi più convincenti sono "Rough justice" (che sarà il singolo dedicato al mercato americano: altro che la melensa ballata "Streets of love" che toccherà a noi europei...), un distillato di rock and roll, con un bel ripassino dell'epoca pre-classica (ovvero Chuck Berry; i classici, infatti, sono gli Stones stessi) e liriche sordide il giusto ("once I was your little red rooster, now I'm just one of your cocks"...); il meraviglioso blues di "Back of my hand", sporco, autentico, lento, tirato e abbellito dall'armonica di Jagger; e "Biggest mistake of my life", una ballata dai sapori Seventies alla quale Gram Parsons avrebbe fatto un gran bene. Non male, inoltre, anche "Rain fall down" - un funk sincopato, il migliore esempio del minimalismo di Was - e "She saw me coming", al quale diamo la palma del pezzo più cool, grazie anche alla sua evidente base reggae.
Gli Stones sono da molto tempo autoreferenziali, si sa. Non è colpa loro: è inevitabile. La band gioca in una lega tutta sua, in competizione solo con i suoi album precedenti . I mesi stabiliranno dove collocare "A bigger bang": ci sembra un lavoro decoroso e, per ora, ne riportiamo anche la tracklist ancora incompleta:
"Oh no, not you again"
"Rough justice"
"Streets of love"
"Let me down slow"
"It won't take long"
"Back of my hand"
"This place is empty"
"Laugh? I nearly died"
"Biggest mistake of my life"
"Rain fall down"
"She saw me coming"
"Infamy"
[gdc]
TAGS: Daryl, Jagger, Jones, Keith, Mick, pop/rock, Richards, Rolling Stones
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