Si intitola ‘Astratti furori’ il disco dal vivo che segna il ritorno di Kaballà e del suo pop-rock etnico



12 giu 1998 - Chi ha seguito in questi anni il percorso che ha portato la canzone d’autore a incrociare più volte la musica etnica, probabilmente avrà conosciuto Kaballà, nome d’arte di Pippo Rinaldi: lavori eccellenti come “Petra lavica” e “Le vie dei canti” erano poi stati seguiti da un album maggiormente elettrico, “Lettere dal fondo del mare”, che non aveva riscosso però il successo sperato. Per fare il punto della situazione Kaballà, che continua ad avere una discreta attività come performer, torna a farsi ascoltare con “Astratti furori” (espressione tratta dal libro “Conversazioni in Sicilia”), album dal vivo che ripercorre, a metà tra il concerto elettrico e l’unplugged, i momenti salienti della sua carriera. La Sicilia gioca una parte assai importante nell’ispirazione, ma è in generale la letteratura a specchiarsi in diversi brani dell’album, scritti sulla suggestione di pagine di Vittorini, Sciascia o Baricco. Un buon bilancio, questo live, per poter ripartire sulla rotta delle radici siciliane. Ecco, di seguito, la lista dei brani:
“Lettera dal fondo del mare”
“Itaca”
“Canto d’amore e demoni”
“Petra lavica”
“Todo modo”
“Canto di terra”
“Malaluna”
“Balliamo balliamo”
“I bambini di Bombay”
“Paroli d’amuri”
“Nel fuoco”
“Astratti furori” (new version)





TAGS: Kaballà, musica italiana, Pippo, Rinaldi


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