NEWS   |   Italia / 07/03/2016

I Negrita contro i leoni da tastiera nell’album dal vivo con inediti ‘9 live & live’ - VIDEOINTERVISTA

I Negrita contro i leoni da tastiera nell’album dal vivo con inediti ‘9 live & live’ - VIDEOINTERVISTA

I Negrita chiudono il ciclo di “9” con un album dal vivo, prima di prendersi una pausa e pensare al futuro. Intanto, annusano i tempi che cambiano e lanciano una frecciata ai leoni da tastiera che pontificano sui social. La band aretina ha presentato a Milano “9 live & live”, un cd + dvd con estratti del tour del 2015. “Con ‘9’ abbiamo fatto tutto quello che si può fare con un disco: il giro nei palasport, i concerti estivi, ora il tour nei club”, racconta il cantante Pau. “Essendoci trovati con parecchio materiale a disposizione, abbiamo deciso di creare una sorta di appendice a quell’album. Il dvd contiene il concerto al Forum di Milano e il documentario ‘Under the skin’ girato in Irlanda durante la realizzazione dell’album, che si era visto solo su Sky Arte. Nel cd audio ci sono versioni dal vivo dei pezzi di ‘9’ e due inediti”.

Il primo dei due pezzi nuovi, “I tempi cambiano”, è firmato con Ligabue, che la band ha chiamato per uscire da una impasse. “Il tema era difficile, con un precedente come ‘The times they are a-changin’’ di Bob Dylan. Mentre scrivevamo ci sono stati gli attentati di Parigi, che sono entrati in modo velato nella canzone. Arrivati al ritornello ci siamo fermati e Pau ha chiesto aiuto a Luciano, che conosciamo dal ’93. Ne è uscito un pezzo nelle sue e nelle nostre corde”. L’altro inedito è “Quelli che non sbagliano mai”, sui “crociati che cinguettano dalla cameretta”, ovvero i leoni da tastiera che dispensano commenti inaciditi su Internet. “L’ho scritta di getto”, racconta Pau. “In un certo senso è il secondo capitolo di ‘Poser’. Quando vado in Rete controllo i commenti agli articoli, per capire come la gente percepisce le cose e come si atteggia. E finisco per leggere le cose più improbabili: ma come cazzo ragionano queste persone? Non leggono neanche le notizie, si limitano a vomitare tutta la loro frustrazione”.

I Negrita sono emersi a metà anni ’90, in un periodo particolarmente propizio per il rock chitarristico italiano, uno scenario radicalmente diverso dall’attuale. “C’era il grunge”, ricorda Drigo, “e tutti noi beneficiammo dell’interesse suscitato da quel fenomeno. Oggi non c’è nulla di paragonabile. Mancano i riferimenti importanti adesso che i Red Hot Chili Peppers hanno perso il chitarrista e gli U2 si sono messi le pantofole”. “È una questione di cicli, adesso va il rap”, aggiunge Pau. “E poi il pubblico tende sempre verso il pop perché è la cosa più facile da ascoltare. In questi anni di profonda crisi sociale ed economica la gente ha ben altro a cui pensare e ascolta la musica con un terzo di un orecchio. Non c’è più alcun interesse per la canzone politica. Chi la fa suona démodé. Alla gente non gliene fotte più niente, forse sono finiti certi valori, sono cambiate le mentalità. Siamo invasi da musica plasticosa”.

Il 18 marzo i Negrita saranno ospiti dei TIMmusic Onstage Awards in onda in prima serata su Rai2. Procede intanto il tour nei club, che si concluderà il 9 aprile. Pau lo definisce un ritorno alle radici. “Nei pallazzetti dello sport si fa lo show, ma è nei club che la musica nasce e si sviluppa. Le due date al Vidia di Cesena sono state un girone infernale. Il palco era fradicio, io pieno di lividi. Una battaglia, mica un concerto. E dappertutto abbiamo visto un pogo che non ci aspettavamo. Il concerto è diviso in due parti, prima i pezzi vecchi e più rock, poi i colori sonori latino-americani e reggae. E in mezzo la pausa ‘whiskey time’. L’espressione l’abbiamo presa da una band croata con la quale suonavano nei campeggi nel 1990, quando eravamo partiti allo sbaraglio per la ex Jugoslavia riempiendo il furgone di strumenti, fidanzate, tende e valige. Loro suonavano, dopo pochi pezzi si fermavano, annunciavano il ‘whiskey time’ e si mettevano a bere sul palco”. Alla fine del tour i Negrita si prenderanno una pausa. “Cinque mesi, uno stop necessario per ricaricarci, trovare nuovi stimoli, organizzare un viaggio importante che ci faccia venir voglia di continuare a scrivere. Dare un’occhiata al mondo e raccogliere storie da raccontare”.

(Claudio Todesco)

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