USA, il file sharing registra un calo: paura delle multe e dei tribunali?




USA, il file sharing registra un calo: paura delle multe e dei tribunali? 27 ago 2003 - I consumatori americani sono diventati più prudenti nello scaricare musica da Internet, dopo che l’associazione dei discografici USA, la RIAA, ha reso pubblica la sua intenzione di perseguire singolarmente in tribunale i singoli utenti della rete che mettono in circolazione sul Web, senza autorizzazione, grandi quantità di canzoni protette dal diritto d’autore (vedi News). Lo sostiene una ricerca condotta dall’istituto NPD Group, che misura periodicamente a campione il numero di nuclei familiari che ricorrono al downloading, legale e illegale, da Internet: secondo le sue proiezioni, infatti, il numero di file sharers sarebbe caduto progressivamente proprio in coincidenza con l’iniziativa dei discografici, scendendo da un picco di 14,5 milioni di famiglie (registrato in aprile), a 12,7 milioni in maggio e a 10,4 milioni in giugno; contemporaneamente sarebbe diminuito anche l’ammontare totale dei file scaricati in un mese, 655 milioni in giugno contro gli 852 milioni di aprile.
“Sembra essere qualcosa di più di un naturale declino stagionale”, ha commentato il vicepresidente dell’ente di ricerca, Russ Crupnick, cercando di fornire una chiave di lettura ai dati degli ultimi mesi, “Il decremento è più netto di quanto si osserva nel mondo del dettaglio tradizionale, e anche se gli sforzi legali della RIAA non possono essere ritenuti l’unica causa ci sono le prove per dire che le azioni dell’organizzazione possono avere prodotto l’effetto desiderato, riducendo il file sharing tra i consumatori”. Almeno tra i file sharer meno assidui, perché la stessa indagine rivela un incremento di attività da parte degli “heavy users”, gli utenti che ricorrono abitualmente e massicciamente al downloading di musica da Internet e che non si danno per vinti: proprio in questi giorni una cliente del provider Verizon, raggiunta dalla citazione della RIAA, si è rivolta ai tribunali USA per vedere riconosciuto il suo diritto all’anonimità.


TAGS: Crupnick, Group, industria musicale, NPD, RIAA, Russ, Verizon

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