Ornella Vanoni: 'Ho fatto un bel disco, ma è l'ultimo'

"E' una gran fatica, fare dischi. Ci vogliono tempo e idee, su questo progetto abbiamo lavorato almeno un anno e mezzo. Non avevo mai voglia di andare in studio, mi intristiva pensare che i dischi ormai non si vendono più. Mi chiedevo a cosa servisse, tutto questo sforzo". Così Ornella Vanoni… Leggi tutto

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Ornella Vanoni: 'Ho fatto un bel disco, ma è l'ultimo'

Ornella Vanoni: 'Ho fatto un bel disco, ma è l'ultimo'

"E' una gran fatica, fare dischi. Ci vogliono tempo e idee, su questo progetto abbiamo lavorato almeno un anno e mezzo. Non avevo mai voglia di andare in studio, mi intristiva pensare che i dischi ormai non si vendono più. Mi chiedevo a cosa servisse, tutto questo sforzo". Così Ornella Vanoni spiega il motivo per cui "Meticci (Io mi fermo qui)", il disco che esce oggi nei negozi tradizionali, in digital download e sulle piattaforme di streaming, dovrebbe essere l'ultimo album di una carriera musicale iniziata all'alba degli anni Sessanta accanto a Gino Paoli. A darle la forza, l'entusiasmo e la convinzione per completarlo sono stati il suo produttore, Mario Lavezzi, e il giovane autore siciliano Lorenzo Vizzini, ventenne di Ragusa emerso tre anni fa ad Area Sanremo e poi allevato nel vivaio della società di edizioni Peer Music. "Questo ragazzo ha iniziato a leggere di tutto quando aveva sei anni", racconta la Vanoni di bianco vestita e con il suo barboncino in braccio, prima di vivacizzare assieme a lui l'incontro con i giornalisti abbozzando, voci e chitarra, due canzoni della raccolta. "Ci siamo messi a scrivere insieme a Forte dei Marmi, e ha funzionato". Tanto che Vizzini ha finito per firmare, testi e/o musiche, otto delle tredici canzoni incluse nell'album a cominciare dal singolo radiofonico "Basta poco". Lavezzi, autore delle musiche di quel brano, racconta l'antefatto: "L'avevo portato a conoscere Ornella alla data zero dell'ultimo tour, ad Acqui Terme. Lei gli aveva raccontato l'idea di un'altra canzone che aveva in mente, 'La donna dai capelli blu mare'.. Era sabato, e la domenica sera lui aveva già pronto un testo. Me l'ha fatto ascoltare il lunedì a cena, a casa in presenza di amici. Sono rimasti tutti sbalorditi e io mi sono commosso. Ho chiamato Ornella, che abita di fronte a me, e le ho chiesto di venire. La loro collaborazione è nata così". "Mi piace lavorare con gli uomini", aggiunge lei. "Mi piace osservare il percorso di due pensieri diversi che si uniscono". Il contributo di Vizzini è determinante in molte delle canzoni preferite di Ornella: " 'Non è questa casa mia', la storia di una prostituta straniera sola in Italia, è quella che sento più vicina. E 'La donna dai capelli blu mare' è un'immagine che avevo in testa da tempo, quella di una donna che usa i suoi capelli come una rete per raccogliere i naufraghi. Il concetto di 'Meticci' è tutto un'idea mia, e poi Lavezzi ne ha curato l'esecuzione. E' il mondo che è meticcio, oggi, per via della globalizzazione, ma la parola può avere anche altri significati: meticcio è chi risulta difficile da catalogare, lo sono la maggior parte degli artisti. Come Lucio Dalla, di cui ho voluto riprendere '4 marzo 1943' cantandola al maschile. Mi manca tanto, Lucio. Lui era veramente matto, con una curiosità folle per tutto: le piante, le stelle, gli artisti, i luoghi del mondo. Non dormiva quasi mai, era sempre in auto. E aveva un'intelligenza molto ampia".

E' una delle firme illustri del disco, assieme a quelle di Nada e Franco Battiato. "Nada è una donna e un'artista eccezionale, quando le ho chiesto un testo su un bambino che viene perduto in mare, 'Il bambino sperduto', mi ha risposto che non aveva mai scritto per altri. E poi se n'è uscita con una canzone fantastica, con immagini bellissime e toccanti. Franco una canzone per me ce l'aveva già, 'Aurora', scritta con l'arabo Nabil Salameh. Te la do, mi ha detto, ma io la farò ancora meglio! E' sempre disponibile lui, risponde sempre al telefono come faceva Lucio o come fa Gianni Morandi. Anche con Francesco De Gregori parlo spesso, insieme ci facciamo pazze risate". "Costruzione" invece, testo del brasiliano Chico Buarque de Hollanda tradotto magistralmente da Sergio Bardotti, appartiene al suo repertorio storico: "Racconta di una morte bianca. Senza rabbia, senza accuse, con uno struggente dolore. Se ascoltandola non versi una lacrima significa che non hai un cuore. Mi è sembrato giusto riproporla".

Giusto soprattutto in un disco che vive di ritmi e colori, tra climi mediterranei, africani e sudamericani con l'acqua, il mare e il fiume come elementi collanti e la presenza, nei crediti, di musicisti brasiliani (il chitarrista Julim Barbosa: "C'è un cantante che lo voleva e l'aveva invitato a casa sua, ma lui non c'è andato: era Capossela", racconta divertita la Vanoni) e senegalesi, tra cui il rapper Badara Seck che canta in "Terra nera" e in "Basta poco". "Questa canzone l'avevo presentata a Mauro Pagani per un'eventuale partecipazione al Festival di Sanremo che poi non si è concretizzata", racconta Lavezzi, "ed è stato lui a farmi il suo nome". Forze fresche a fianco della veterana cantante, che ci tiene a presentare altri giovani collaboratori presenti all'appuntamento con la stampa, il cantautore Gabriele Semeraro, autore di un pezzo e di tre arrangiamenti, e il pittore e scenografo Giuseppe Ragazzini, che firma la copertina dell'album e il video della stessa "Basta poco". E sembra una ragazzina anche lei, ad ascoltarne la voce: "Sì, me lo dicono in tanti che ho una vocalità fresca. Il fatto è che la voce è la cosa più enigmatica che possediamo. Non a caso gli psichiatri non ti guardano negli occhi ma ti ascoltano, perché lì non puoi mentire. Con l'esperienza, certo, impari a usarla meglio".

Ci sarà occasione di verificarlo anche nel tour teatrale programmato per il marzo 2014, anticipato da un concerto al Cafè Carlyle di New York il 5 novembre. "Il titolo provvisorio è 'Un filo di trucco, un filo filo di tacco': me lo diceva sempre mia madre quando uscivo di casa tutta scarmigliata e continua a dirmelo dall'aldilà. Ho scritto un plot e lo metterò in scena con due donne, la scrittrice Federica De Rosa e la regista Federica Santambrogio. Ci sarà la mia storia e ci sarà dello humour. Ci sarà, spero, da ridere e da commuoversi". E poi? "Mah. Se ti dai all'etnica puoi anche essere vecchia, rugosa e con i capelli bianchi. Altrimenti c'è il jazz. Recentemente ho fatto una serata con Roberto Gatto e Dado Moroni, e con il mio amico Paolo Fresu ogni volta che ci incontriamo nasce qualcosa per magia, ci capiamo con lo sguardo e con l'anima. Il bello del jazz è che c'è poco da provare". Un altro progetto riguarda la pubblicazione, probabilmente l'anno prossimo, di un cofanetto retrospettivo, sempre per Sony, concepito anch'esso come una sorta di racconta. Ma la Vanoni non vuole guardare troppo in là. Più tardi, a tavola, i giornalisti sono stuzzicati dal racconto di una sua cena ad Arcore, con il padrone di casa a suggerirgli un disco di canzoni di Mariano Apicella ("gli ho detto che ci si poteva pensare se lo scopo era benefico e se avessero partecipato altri artisti"). Ma lei svicola e preferisce parlare del trasloco che la impegna e la stressa da mesi. "Con l'età sto imparando il distacco dalle cose materiali e vorrei vivere in una casa vuota, in stile giapponese. Lo farei, un disco intitolato 'Traslocando', se non l'avesse già fatto la Berté..."

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Ornella Vanoni
Ornella Vanoni nasce a Milano il 22 settembre 1934. Figlia di un industriale farmaceutico, dopo gli studi in Svizzera si avvicina al mondo dello spettacolo: nel 1953, s’iscrive all’Accademia d’Arte Drammatica del Piccolo Teatro e Giorgio Strehler le propone di cantare negl’intervalli de "I Giacobini" di Zardi tre canzoni, che fruttano apprezzamenti di pubblico e critica.
Alla fine degli anni…
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30 ott 2014    Rockol - La musica online è qui Rockol.com - All your music news in one place