SXSW: la parola agli artisti, che parlano di pace




15 mar 2003 - Nell'ambito della sedicesima edizione del “South by South West Music and Conference Festival” (SXSW), in corso a Austin, si succedono seminari, panel, conferenze e incontri, molti dei quali hanno come protagonisti gli artisti stessi. Uno dei temi in svolgimento aveva per titolo “Activism and protest” e, soprattutto per le roventi dichiarazioni di Natalie Maines delle texane Dixie Chicks – che aveva gridato da Londra la vergogna ufficiale di avere George W. Bush come Presidente, salvo poi essere costretta a tamponare la situazione con una forzata ammenda (v. News) – era inevitabile che la tensione sulla situazione irachena monopolizzasse la scena.
Con Greg Kot del Chicago Tribune a fare da moderatore, gli interventi sulla questione sono stati a senso unico. Sulla possibilità di fermare la guerra, il poeta attivista John Sinclair ha dichiarato: “Un mese fa ero molto pessimista, ma ora la mia visione è cambiata di 180 gradi”. Wavy Grady, vestito tutto in nero con un naso rosso da clown (lo stesso abbigliamento con cui aveva presentato Lucinda Williams all'Austin Music Hall la sera prima, inneggiando alla pace), era sulla stessa lunghezza d'onda: “Abbiamo impiegato un po' per portare la gente in strada. Ora abbiamo milioni di persone a manifestare per le strade, e la guerra non è nemmeno iniziata”. Mike Mills dei R.E.M., da sempre attento con i colleghi del suo gruppo a incanalare la passione politica a un livello personale, ha sottolinato come per gli artisti cantare temi apertamente politici possa rivelarsi un boomerang - “Noi fummo subito etichettati come gruppo politico, e quel modo di confinarci non mi piaceva sotto il profilo artistico” – ma ha ammesso che ora i R.E.M. stanno scrivendo canzoni politicamente più esplicite.
Sollecitati dal moderatore a esprimersi sulla concentrazione del mercato radiofonico, che potrebbe essere di impedimento alla libertà di parola degli artisti, Jennifer Toomey (in rappresentanza della Future of Music Coalition) ha dichiarato che “L'etere e le frequenze appartengono agli artisti”, mentre Sinclair – a proposito della possibilità che le multinazionali della radiofonia possano compilare liste di proscrizione ed escludere artisti dalla rotazione – ha detto: “Ho fatto parte di quelle liste per quarant'anni. Che si fottano”.


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