Gabin: 'Siamo italiani ma guardiamo all'Europa'




Gabin: 'Siamo italiani ma guardiamo all'Europa' 21 mag 2002 - C'è poco da fare: tra radio, spot pubblicitari, video in rotazione sulle tv musicali e stacchetti delle veline di “Striscia” il loro “Doo uap doo uap doo uap”, Duke Ellington d'annata rivestito di moderni groove elettronici, è uno dei pezzi più “cool” e ascoltati del momento. E rischia di diventare un tormentone anche in Europa, dove l'album di debutto appena sfornato dai fantomatici Gabin (al secolo, il dj Filippo Clary e il bassista jazz Massimo Bottini) è già diventato una “priorità” internazionale per il gruppo Virgin.
“Sapevamo di avere azzeccato un'idea vincente”, confessano a Rockol, che li ha incontrati oggi, martedì 21 maggio, presso gli uffici milanesi della loro casa discografica. “Ma di arrivare a questo punto no, non ce lo saremmo aspettato. Non ci era mai capitato, fino ad oggi, di vedere tanto entusiasmo circondare il nostro lavoro”.
Non sono dei novellini, i due artefici del progetto Gabin. Bottini, che si è fatto le ossa suonando il blues alla corte di Roberto Ciotti, è un frequentatore di lungo corso della scena jazz/fusion nostrana (in compagnia di gente come Roberto Gatto, Danilo Rea e Stefano Di Battista, rinomato sassofonista che figura come special guest in alcune tracce del disco) con numerose collaborazioni internazionali di prestigio nel carnet (Billy Cobham, John Scofield, Ben Sidran). E Clary è una vecchia conoscenza del nightclubbing romano, animatore di locali storici come il Piper e il Gilda nonché rapper della prima ora (“Ho cominciato prima di Jovanotti, e ho sempre amato visceralmente la musica nera”). Ma è anche il fratello minore di Riccardo Clary, presidente italiano del gruppo EMI/Virgin e uno dei più influenti discografici italiani: facile insinuare che sia partito da una posizione di privilegio… “Ma alla Virgin ci siamo arrivati dopo aver fatto 'shopping', inutilmente, presso altre case discografiche”, replicano i due, all'unisono. “Io, tra l'altro, ho un contratto come consulente A&R con la BMG edizioni” aggiunge Filippo, che spiega: “Ci siamo autoprodotti, ed è stata la Virgin a cercarci dopo avere ascoltato i provini. Mio fratello ne è venuto a conoscenza e si è fatto coinvolgere solo quando il progetto era in una fase già avanzata”.
Nel curriculum del duo figura di tutto: jingle, sonorizzazioni, remix e produzioni per noti artisti pop come Max Gazzé, Marina Rei e Traccia Mista, persino arrangiamenti per le canzoni dello Zecchino D'Oro. Mentre la loro musica attuale, in bilico tra jazz e house, ritmo latino e chill out, li colloca immediatamente nella scia di artisti come St. Germain e Koop e di esperimenti sonori come “Verve remixed”. “Sono cose che ci piacciono, certo. Ma non vogliamo essere i 'St. Gabin', i St. Germain numero due. Per questo nel disco si trova di tutto: è come un viaggio che cambia di mood, di umore, col trascorrere delle ore di un'immaginaria giornata. Né ci interessava fare un disco basato solo sul groove e sui campioni, che spesso abbiamo usato in studio solo come traccia guida. I sample che abbiamo lasciato sul disco sono pochissimi, molti sono stati riprodotti in sala di registrazione: usare l'originale di Ellington, per 'Doo uap…', avrebbe richiesto troppo tempo per ottenere le liberatorie. Così lo abbiamo fatto ricantare da Francesca Sortino, una bravissima vocalist jazz romana, trattando il suono per renderlo più vintage e farlo sembrare un campione originale”.
Resta quel sapore francese, quasi un must oggi in Italia dopo l'invasione delle varie Amelie, Alizée e Yu-Yu (quella di “Mon petit garçon”)… “Già, siamo consapevoli del fattore moda, e ci siamo chiesti se fosse il caso. Ma il disco è stato pensato esplicitamente per il mercato internazionale. E la Francia è un po' una culla dell'Europa continentale”.
Con il mercato che li reclama a gran voce, presto arriverà anche il momento di mostrarsi un pubblico. “Cominciamo con un piccolo assaggio, il 29 maggio prossimo, proponendo un dj set di una quarantina di minuti alla festa della Diesel: lì alterneremo i nostri brani alle manipolazioni di dischi che ci piacciono come “Parole parole parole” di Mina. In estate faremo qualche altra esibizione dello stesso tenore e poi penseremo al nostro primo tour vero e proprio, previsto per ottobre. Sul palco avremo diversi strumenti e musicisti, cureremo anche l'aspetto delle immagini. Non vogliamo strafare, ma il nostro sarà un piccolo show multimediale in piena regola”.
Rockol pubblicherà prossimamente l'intervista completa ai Gabin.



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