Anche gli USA si interrogano: il prezzo del CD è giusto?
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12 apr 2002 - Tutto il mondo è paese, e anche nel maggiore mercato mondiale della musica registrata infuria più che mai il dibattito su file sharing, masterizzatori, diritti d’autore e prezzi dei CD. Lo sintetizza bene, con una serie di flash che fanno il punto sulla situazione, il sito musicale HITSDailydouble, giungendo ad una conclusione che molti, dall’altra sponda dell’Atlantico, sembrano condividere: la copia privata e la crisi delle vendite, forse, si possono arginare riducendo i prezzi dei CD (se si esclude il problema della pirateria organizzata, aggiungiamo noi: ma questo è un altro discorso).Il netmagazine americano cita le dichiarazioni di Pam Horowitz, presidente dell’associazione di categoria dei rivenditori di dischi americani NARM, che in un’intervista rilasciata al quotidiano USA Today, la settimana scorsa, si è detta convinta del fatto che una soluzione ai problemi dell’industria (e del commercio) potrebbe venire dal tentativo di “fare profitto a prezzi di listino più bassi”. “Se la nostra unica risposta come industria è quella di dire basta alla copia dei CD”, ha aggiunto la Horowitz, “forse vuol dire che non abbiamo colto il messaggio che i consumatori ci stanno trasmettendo”.
Altri esponenti del settore, come Don VanCleave della Coalition of Independent Music Stores, fanno osservare che i dischi più venduti nei negozi indipendenti americani in questi giorni recano in gran maggioranza un prezzo ribassato, a cominciare dal best seller della debuttante cantante r&b Ashanti per proseguire con Norah Jones, White Stripes, Hatebreed e molti altri artisti i cui CD sono in vendita al pubblico a meno di 10 dollari. “Noi parliamo ogni giorno con chi deve tirare fuori i soldi dalle tasche, i consumatori”, ha detto VanCleave. “E quello che ci dicono chiaramente è che un disco di un nuovo artista non dovrebbe costare più di 10 dollari. A quella cifra, l’acquisto diventa conveniente e non vale più la pena di masterizzarsi un album. E’ anche per questo che il mercato dell’usato non subisce mai flessioni”.
Intanto, un recente sondaggio CNN/USA Today/Gallupp ha rivelato che il 17 % degli adulti americani che navigano in Internet scaricano abitualmente musica; il 43 % di questi sostiene che lo scambio di file in rete dovrebbe essere definitivamente legalizzato, il 46 % ritiene che non dovrebbe essere consentito e l’11 % si dichiara indeciso; un’altra ricerca di mercato, intanto, fa sapere che il 44 % degli americani che posseggono un CD possiede oggi anche un masterizzatore.
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