Steve Lillywhite diventa direttore generale della Mercury UK
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29 gen 2002 - C'e anche il celebre produttore inglese (i cui crediti professionali attraversano vent'anni e oltre di rock britannico, dal terzo album di Peter Gabriel a “All that you can't leave behind” degli U2, passando per Rolling Stones, XTC, Pogues, Talking Heads, la compianta ex moglie Kirsty MacColl e gli emergenti Travis) nel nuovo top team della Universal UK, ridisegnato in questi giorni dal neopresidente Lucian Grainge (vedi news). Lillywhite è stato infatti chiamato da Grainge a condividere la direzione generale dell'etichetta Mercury accanto ad un altro executive emergente, Greg Castell, il quale si occuperà della gestione marketing e commerciale lasciando al mago britannico della console la responsabilità delle politiche artistiche: la coppia succederà al veterano Howard Berman, che pone così fine alla sua lunga permanenza in vetta all'etichetta.
Un'identica struttura opererà a partire dal 1° febbraio al vertice dell'altro marchio del gruppo, la Polydor, con David Joseph e Colin Barlow ad occuparsi rispettivamente del marketing e dell'A&R. La stessa Polydor è oggi l'indiscussa leader del mercato inglese: i successi di S Club 7, Gabrielle e Hear'Say le hanno consentito di strappare una chart share del 9,4 % nell'anno appena concluso, lasciando a debita distanza gli immediati inseguitori capeggiati dalla Virgin (7,1 %).
TAGS: Barlow, Berman, Castell, Club, Colin, David, Gabriel, Gabrielle, Grainge, Greg, Heads, Hear'Say, Howard, industria musicale, Joseph, Kirsty, Lillywhite, Lucian, MacColl, Mercury, Peter, Pogues, Polydor, Rolling, Steve, Stones, Talking, Travis, U2, Universal, Virgin, XTC
Un'identica struttura opererà a partire dal 1° febbraio al vertice dell'altro marchio del gruppo, la Polydor, con David Joseph e Colin Barlow ad occuparsi rispettivamente del marketing e dell'A&R. La stessa Polydor è oggi l'indiscussa leader del mercato inglese: i successi di S Club 7, Gabrielle e Hear'Say le hanno consentito di strappare una chart share del 9,4 % nell'anno appena concluso, lasciando a debita distanza gli immediati inseguitori capeggiati dalla Virgin (7,1 %).
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