Eugenio Finardi ad Albissola
Rossi, accompagnato nell’occasione dai suoi “cagnolini”, come li chiama Eugenio: mandolino, ukulele, bouzouki e violino. Nel tragitto dal residence al luogo del concerto, provo a osare e a capire come imposteremo la serata, come si intercaleranno suoni e pensieri, ma la risposta non cambia, sarà il feeling del momento a guidarci. Quando lo spettacolo inizia la piazza e gremita, e oltre alle sedie poste di fronte al palco, anche le gradinate della chiesa sono colme di anime.
Per due ore Eugenio Finardi racconterà della sua vita, delle sue gioie e dei suoi dolori, commentando le differenti fasi con la canzone appropriata, perché per ogni situazione della vita esiste la canzone ad hoc da lui realizzata. E così nasce l’occasione per presentare la primordiale “Oggi ho imparato a volare”,
sino ad arrivare a “Nuovo Umanesimo”, passando per “E tu lo chiami Dio” , “Extraterrestre”, “Dolce Italia” e “Le ragazze di Osaka”. Ogni mio schema salta e alla fine non mi sembra un dramma, perché ogni singolo pensiero fornisce lo spunto per un effetto domino che potrebbe tendere all’infinito. La felicità, la famiglia, i dolori della vita, la politica e… la musica e il busines che la governa. Nasce quella che io chiamo la vera atmosfera da concerto, quel feeling che si avverte quando il pubblico è capace di concentrazione e al momento stesso riesce a lasciarsi andare, al momento giusto. E’ questo il mio concetto di “oltre la musica”. Ho lasciato nel cassetto qualche centinaio di domande, chissà che non ricapiti l’occasione! Se così sarà proverò a giocare con le carte di Eugenio, secondo il suo attuale atteggiamento verso la vita, e cercherò di vivere il momento senza programmarlo, step by step. Ora sono davvero preparato! Per molti che lo conoscevano sommariamente, Eugenio Finardi è risultato una sorpresa positiva, e nei commenti del giorno dopo è stata rimarcata la sua profondità di pensiero, ma in fondo basta ascoltare le sue canzoni per saperne di più. Prima di mostrare stralci di serata, vorrei aggiungere un’ultima considerazione. In fase di soundcheck, attorno alle 19.30, ci si è trovati ad affrontare la prima lamentela stagionale: troppo “rumore”. Rumore? Musica acustica? Alle 19.30? C’è spazio per ogni opinione e per ogni atteggiamento, ma è evidente il paradosso… il mitico Eugenio Finardi – ma poteva essere chiunque di pari valore e visibilità – suona sotto le tue finestre… devi solo sporgerti un po’ per ascoltarlo… non devi nemmeno pagare il biglietto … e ti lamenti? Fortunatamente i tanti presenti hanno avuto pensieri diversi, e la serata non sarà facilmente dimenticata. E per aiutare nel ricordo ecco un filmato che testimonia la parte iniziale e tre link che conducono ad altri momenti significativi. Clicca qui per vedere il video incorporato. http://www.youtube.com/watch?v=82TS0F8s-aQ&feature=relmfu http://www.youtube.com/watch?v=4Ihn4RR43z8&feature=relmfu http://www.youtube.com/watch?v=E-Nms9X8tNA&feature=relmfu http://www.youtube.com/watch?v=82TS0F8s-aQ http://www.youtube.com/watch?v=4Ihn4RR43z8 http://www.youtube.com/watch?v=E-Nms9X8tNA
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