Peter Buck (R.E.M.):
'La Warner non ci sostiene più'

Non sono soltanto le band di culto e gli artisti di “nicchia” a lamentarsi, di questi tempi, della scarsa considerazione ricevuta dalle major discografiche, al tempo stesso fautrici e vittime dei processi di concentrazione e di ridefinizione strategica che stanno rivoluzionando il business… Leggi tutto

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Peter Buck (R.E.M.):<br> 'La Warner non ci sostiene più'

Peter Buck (R.E.M.):
'La Warner non ci sostiene più'

Non sono soltanto le band di culto e gli artisti di “nicchia” a lamentarsi, di questi tempi, della scarsa considerazione ricevuta dalle major discografiche, al tempo stesso fautrici e vittime dei processi di concentrazione e di ridefinizione strategica che stanno rivoluzionando il business musicale. Tra coloro che si ritengono danneggiati dal nuovo modo d’essere e di agire dell’industria discografica ci sono anche gruppi come i R.E.M., delusi dalle modeste vendite americane di “Reveal” e dallo scarso appoggio promozionale che la casa discografica Warner Bros. avrebbe riservato loro sul mercato statunitense.
Lo confessa al “fan site” www.murmurs.com Peter Buck, nel corso di una lunga ed articolata intervista in cui, oltre a parlare dei suoi progetti musicali, il chitarrista riflette sul rapporto tra band e major discografica, rivelando che quest’ultima ha chiesto ai R.E.M. il consenso a pubblicare un greatest hits con l’obiettivo di risollevare il profilo commerciale del gruppo dopo i risultati poco entusiasmanti oltreceano degli ultimi dischi. “Forse accetteremo, forse no”, ha spiegato Buck al sito Web; “e se accadrà, potrebbe esserci anche un tour promozionale di supporto”. Il musicista si dichiara sorpreso dei modesti risultati commerciali conseguiti da “Reveal” negli Stati Uniti. “Il fatto è che almeno negli USA la casa discografica sembra avere adottato un atteggiamento rinunciatario, dicendoci: non siamo più in grado di vendere i vostri dischi, ma potremmo riuscire a vendere una raccolta di successi”.
“Ho amici nell’ambiente musicale – continua Buck – che mi chiedono quando uscirà un nostro nuovo disco e io gli rispondo che, beh, è uscito due mesi fa. So che nessuno se ne è accorto…”. “Aimee Mann ha venduto 250 mila dischi praticamente sull’uscio di casa, facendosi aiutare da un ragazzo per le spedizioni. E la Warner Bros, con tutta la sua potenza, non ha venduto oltre 330 mila copie del nostro disco. Mi piace il disco della Mann, ma non credo ci sia troppa differenza tra i due, in termini qualitativi”.
Il chitarrista sembra concordare con coloro che collegano gli scarsi risultati recenti di molti artisti del “roster” Warner con gli incessanti avvicendamenti e cambi di management che hanno scandito negli ultimi 5 anni la storia della major, in particolare dopo la fusione tra Time Warner e America Online (vedi news): “Sono cinque anni che la Warner è nel caos, in America, e forse quest’anno hanno segnato il passo. Non è una situazione che riguarda solo noi, d’altra parte: anche il disco di Eric Clapton è scomparso in fretta dai negozi. I Linkin Park sono stati gli unici a vendere”. Problemi a parte, i R.E.M. professano comunque fedeltà alla loro casa discografica: “Sentiamo di avere un impegno nei loro confronti”, dice Buck. “Al di fuori degli Stati Uniti, hanno fatto un gran lavoro per noi e non ho intenzione di puntare il dito contro nessuno. Quando viaggiamo per il mondo e arriviamo, per dire, in Italia, ci capita di fare tre show televisivi in due giorni, di andare in radio e di fare cinque ore di interviste. Poi torniamo in America e ci dicono che, forse, potremmo andare in quella tale emittente radiofonica. Trovo che sia una situazione buffa”. La sua conclusione è laconica e fatalista: “Quel che sta accadendo per effetto delle incorporazioni è che le case discografiche lasciano a casa metà dei loro artisti. Così, invece di avere 8 case discografiche con 60 artisti, siamo arrivati a 3 etichette che si spartiscono 15 artisti in totale. Uno dei motivi che ci avevano spinto a firmare con Warner era il suo catalogo, il fatto che avessero tenuto gente come Randy Newman per 25 anni. Hanno dato fiducia a grandi artisti, e questo è un atteggiamento che sta scomparendo ovunque, non solo alla Warner. La major non pubblicano più nulla che mi interessi. Immagino che per il resto della mia vita comprerò dischi di etichette indipendenti”.

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