Concerti, Gotye live a Parigi: leggi la recensione della serata

E' belga ma è cresciuto in Australia, ha trent'anni e il viso d'angelo, quando canta sembra Sting e il suo nuovo disco "Making mirrors", al primo ascolto, è una miscela di genere musicali tutti diversi tra loro. Sulla carta Gotye (si pronuncia Gotié) ha più o meno tutte gli elementi per diventare… Leggi tutto

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Concerti, Gotye live a Parigi: leggi la recensione della serata

Concerti, Gotye live a Parigi: leggi la recensione della serata

E' belga ma è cresciuto in Australia, ha trent'anni e il viso d'angelo, quando canta sembra Sting e il suo nuovo disco "Making mirrors", al primo ascolto, è una miscela di genere musicali tutti diversi tra loro. Sulla carta Gotye (si pronuncia Gotié) ha più o meno tutte gli elementi per diventare il nuovo fenomeno europeo del 2012 e questo lo ha dimostrato sul palco durante il suo concerto parigino che si è tenuto ieri, primo marzo, al Bataclan. Il pubblico che lo attente rispecchia in pieno il suo stile musicale: giovane, sbarazzino, passionale, divertente ed eterogeneo.
Il live di Gotye è travolgente - più del disco, forse - dall'inizio alla fine; "Eyes wide open" apre le danze e le atmosfere alla Calexico sono sporcate e contaminate, come anche nel successivo "The only way" (da "Like drawing blood" del 2006) caratterizzato da una potente sezione ritmica, con tamburi (quasi alla Vampire Weekend) e basso che si sposano perfettamente e che ricordano gli ultimi sperimenti sonori dei Battles, con qualche richiamo al trip-pop e nuovamente sentori di musiche provenienti da luoghi caldi come il centro America (o perché no, dall'Australia) roba, per intenderci, da palle di fieno che rotolano in mezzo all'asfalto e cemento rovente, come mostrano le bellissime e suggestive installazioni proiettate alle spalle del cantante. Nonostante agli inizi la voce sia un po' tirata, poco piena ma molto interpretativa, con "Easy way out" Gotye comincia a mostrare veramente di che pasta sono fatti lui e la sua musica aumentando l'impronta rock dei brani e cominciando ad assomigliare in maniera preoccupante a Sting: la sua voce è ricca di colori e sfumature, capace di passaggi armonici forse ancora non esperti come quelli del leader dei Police, ma di certo eseguiti con precisione e consapevolezza delle proprie capacità.
Durante il live c'è spazio anche per brani intimi e cupi come "Smoke & mirrors" e momenti reggae rievocati dalla divertente "State of the art", mentre con "Thanks for your time" si fa nuovamente un tuffo nel passato musicale di Gotye che eccita letteralmente la folla coinvolgendola a seguire i cori che egli stesso dirige magistralmente tra il pubblico in balconata e quello del parterre. Ancora percussioni per introdurre "Don’t worry, we'll be watching you", uno dei momenti più evocativi della serata che una volta terminata lascia il posto al tanto acclamato singolo “Somebody that I used to know” (uno dei brani più trasmessi dalle radio europee, mentre il videoclip ha superato questa settimana novanta milioni di visualizzazioni in Rete). La canzone riporta al paragone con Sting, e questa volta, a chiudere gli occhi, sembra davvero di averlo davanti che intona "Walkin on the moon". L'ultima parte viene completamente cantata senza vergogna da un coro di ragazze e ragazzi che sanno a memoria ogni sfumatura del brano, una cosa che quasi si stenta a credere. Arriva un altro brano preso dal "Like drawing blood" del 2006 "Hearts a mess", mentre "Save me" e "Bronte" (realizzato su sample di Leo Addeo, orchestratore degli anni Sessanta) confermano che "Making mirrors" è un disco davvero tutto da scoprire.
Il primo brano dei bis "In your light" non ha nulla da invidiare alle hit di band indie-rock (mi vengono in mente i validissimi Kooks) e si rivela nota dopo nota una canzone calda, solare, melodica e coinvolgente, tanto da volerla risentire, tanto da mangiarsi le mani per non conoscere il testo a memoria e non poterla intonare insieme al pubblico. Arrangiamenti anni Settanta funkeggianti accompagnano i brani conclusivi "I feel better" del nuovo album e "Learnalilgivinanlovin" del 2006 (ispirata a "Dancing in the street", di Martha Reeves) dove il finale travolge tutti tanto da trasformare il parterre in una vera e propria pista da ballo. Sono i francesi che rendono la serata speciale? Forse. Di certo a noi piace credere e sperare che quello speciale sia Gotye e che la sua musica possa essere portata al più presto anche in Italia.
(dc)

Setlist:
Eyes wide open
The only way
Easy way out
Smoke & mirrors
State of the art
Thanks for your time
Don’t worry, we'll be watching you
Somebody that I used to know
Save me
Hearts a mess
Bronte

In your light
I feel better
Learnalilgivinanlovin

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Gotye
Wouter De Becker nasce in Belgio il 21 maggio 1980. Cresciuto in Australia, incomincia a fare musica nella sua stanza fin da giovanissimo, per poi entrare a far parte della rock band Downstares con cui rimane per diversi anni.
Dopo che il gruppo si scioglie, Gotye si dedica all’elettronica e nel 2003 pubblica il suo primo disco BOARDFACE. LIKE DRAWING BLOOD esce due anni dopo e contiene il…
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26 nov 2014    Rockol - La musica online è qui Rockol.com - All your music news in one place