Nitin Sawhney,
la spiritualità dentro un PC
11 giu 2001 - Si presenta con un computer portatile alla mano, l’anglo-indiano Nitin Sawhney, musicista, produttore, compositore, attore e ancora remixer, mostrandoci le immagini del lungo viaggio che lo ha portato, per diversi mesi, a contatto delle culture più disparate.Qualche settimana fa, presso un piccolo ma elegante hotel milanese, Nitin ha raccontato meticolosamente, quasi fosse il suo personale tesoro, tutto ciò che lo ha arricchito e ciò che, raccolto su DVD in immagini e animazioni, fa del suo nuovo album, “Prophesy” (in uscita il 15 giugno prossimo), una vera e propria opera multimediale. Con Nitin, personaggio austero e impegnato su diversi fronti, si riesce a parlare di musica quasi si parlasse di anima, essenza, esistenza. E non potrebbe essere diversamente per un artista che raccoglie nella sua musica, crossover di stili, culture, visioni e spiritualità, messaggi che, prima di essere politici, vogliono infondere una certa percezione delle cose: “Quello che mi ha portato a toccare paesi come l’Africa, il Brasile, l’Australia e l’India, è stato un viaggio incredibile perché il concetto di base era quello di connettere idee e immagini in modo bilanciato, per fuggire dalla freddezza propinataci dalla tecnologia e sperimentare qualcosa di vero e ricco di emozione. Ogni singola persona ha contribuito a qualcosa di diverso. 'Prophesy' riguarda ciò che ognuno di noi potrebbe interpretare. Volevo che il significato del disco fosse aperto all’ascoltatore, capace di decidere da solo. Non vuole propinare alcun messaggio, vuole solo essere un’espressione”.
Per Nitin – che dovette sperimentare recriminazioni razziali e che tuttora non sembra propenso a credere in un miglioramento della situazione – la propria musica, in cui è raccolta avanguardia e tradizione, diventa un mezzo di unione tra persone tra loro diverse ma legate dalla stessa necessità di trovare la spiritualità delle cose. “Mi piace fare l’analogia dell’impressione che il viso di qualcuno può dare: di recente mi hanno detto che la mia musica era una fusione di stili differenti. Risposi che ero semplicemente un musicista. In ritorno mi dissero che però io univo musica proveniente da culture molto diverse. A questo proposito ho pensato ad un viso: io non vedo un viso come la fusione tra le orecchie, gli occhi, il naso e la bocca, dico semplicemente che quella è una faccia. La stessa cosa vale per la musica. La musica è un tutt’uno e non ha barriere”.
TAGS: Nitin Sawhney, underground
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