Streaming & copyright, Sony e Warner affiancano Universal contro Grooveshark
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Dove non può contare su licenze regolarmente accordate, Grooveshark ha provveduto finora a integrare il catalogo con canzoni caricate direttamente dagli utenti: glielo consente il Digital Millennium Copyright Act americano, che ai service provider riconosce una presunzione d'innocenza fino a prova contraria o al momento in cui il titolare del copyright, accertata la violazione del suo diritto, non richiede l'immediata rimozione dal servizio del contenuto illecitamente diffuso in pubblico.
Ma ora la prova contraria sarebbe nelle mani dei ricorrenti: i documenti depositati in tribunale da Universal, che includono anche una corrispondenza elettronica privata (pubblicata dal sito Digital Music News) tra il team della società e Robert Fripp dei King Crimson (attivatosi in prima persona per far cancellare il suo repertorio dalla piattaforma), dimostrerebbero il dolo e la colpevolezza di Grooveshark, testimoniata da un messaggio apparso su un blog in cui un dipendente della società confessava di avere ricevuto l'incarico di "caricare" sulla piattaforma canzoni non autorizzate.
"Le rivendicazioni di Universal", si è difesa la Web company, "si basano quasi interamente su un commento anonimo e palesemente falso pubblicato su un Internet blog, oltre che su una macroscopica errata interpretazione delle informazioni fornitele dalla stessa Grooveshark".
La richiesta di risarcimento danni per violazione dei copyright avanzata da Universal nei confronti di Grooveshark e di Escape Media ammonta a oltre 17 miliardi di dollari.
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