Concerti, Incubus: la recensione dello show di Milano
16 nov 2011 - Di questi tempi uscire da un concerto con il sorriso stampato sulle labbra e arrivare a casa con la stessa espressione, non è un’impresa facile. Stasera di sorrisi smaglianti ed occhi luccicanti ce ne saranno stati davvero parecchi, soprattutto sul volto delle ragazze presenti al live. In questo nebbioso inverno milanese è appena andata in scena la performance di uno dei gruppi più attesi di questa stagione, gli Incubus, il cui leader risponde al nome di Brandon Boyd. Forse ora avete capito il perché di cotanta gioia sui volti delle donzelle (e della sottoscritta). Ma Brandon non è solamente un bellissimo uomo, ha anche talento da vendere ed una voce che fa a dir poco venire i brividi. Ma andiamo con ordine. Il live inizia puntualissimo, a stemperare l’attesa ci sono i Fin, band alternative inglese, all’inizio quasi timida poi in notevole rialzo sonoro. Il pubblico, in attesa di Boyd e soci, chiacchiera, mangia un panino o sorseggia una birra tranquillamente, l’ambiente è pieno ma non all’inverosimile. A colpo d’occhio, si nota una forte maggioranza tra la folla di surfisti a riposo invernale e di snowboarder senza tavola, magari “parcheggiata” all’esterno. Camicie a scacchi come se piovesse e un tocco di glam, che non guasta mai. E’ giunta l’ora di vedere i nostri beniamini sul palco: il concerto si apre con “Megalomaniac”, ed è un boato generale. Si nota subito che la band è davvero in forma, i musicisti sono tutti carichi e Brandon doma il palco in maglietta bianca, giacca e jeans neri. Si capisce sin dall’inizio che sarà un live particolare: alle spalle degli Incubus si susseguiranno, nel corso della serata, tantissime video proiezioni artistiche: dalle foto, ai disegni animati, alle grafiche. Un live che rispecchia a pieno la passione per l’arte di Boyd è soci. Anche la copertina dell’ultimo “If not now when” è tratta da una mostra fotografica dell’artista e performer Petit.Nel live si mescolano bene pezzi nuovi a brani del passato. “Promises promises” e la title track del disco sono le più apprezzate. Il concerto è molto intenso e Brandon si toglie la giacca. L’atmosfera diventa di fuoco alle prime note di “Anna Molly”. Boyd ringrazia mille volte il pubblico: “Grazie Milano”, e fa un inchino. Sono da togliere il fiato le immagini che lo immortalano, in primo piano, in bianco e nero sul mega-schermo alle spalle del gruppo. Incalza potente anche “In the company of wolves”, suonata alla perfezione. Momento romantico con due pezzi acustici: prima c’è “Defiance”, poi Brandon si siede accanto al chitarrista e intona la splendida “Love Hurts”, in cui passa il microfono al pubblico, che canta tutte le parole. C’è pure “Pardon me”, ed è qui che viene il bello: Brandon rimane a petto nudo, si scatena salta, balla, è davvero entusiasta. Tra le tante proiezioni, gli scratch di Chris Kilmore e la sua abilità ai piatti, nonché il suo braccialetto che riporta il titolo dell’ultima fatica in studio, le rullate di batteria del prode Jose Pasillas e le schitarrate del “ricciolone” Mike Einziger. Scariche di energia per “Dyg”, seguita a breve distanza da una intro/ breve jam session in cui Boyd suona le percussioni, ed inizia subito “Nice to know you”. Una pioggia di “Grazie mille” da Brandon e dalla band, il pubblico è in visibilio, inneggia al cantante ininterrottamente. Si scivola verso la fine con la celeberrima “Drive”, un coro unico, e con “Wish you were here”. Inchino di rito e sparizione tattica per riprendersi dalla fatica. Brandon non ha sbagliato una nota, ha un’intonazione incredibile e i suoi compagni non sono da meno in quanto a bravura. Gli Incubus tornano sul palco per altri due pezzi: “A certain shade of green” e la soave “Tomorrow’s food”, accompagnata da un video con un collage di immagini che ripercorrevano le fasi dell’esistenza per varie forme di vita, davvero poetico.
Il concerto è finito davvero. Brandon ringrazia di nuovo, lancia un asciugamano e scompare con gli altri membri della band. Chi si aspettava un concerto “hard” alla Incubus prima maniera, forse è rimasto un po’ deluso. Dalla mia, posso solo dire che la marea di sorrisi e di occhi brillanti c’era ed illuminava l’uscita del Forum.
(Rossella Romano)
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