Gli Other Lives raccontano 'Tamer animals': la nostra intervista




Gli Other Lives raccontano 'Tamer animals': la nostra intervista 12 nov 2011 - Jesse Tabish ha il classico look da hippie americano: capelli e barba lunghissimi, cardigan scuro e pantaloni stretti. Parla lentamente, con voce gentile e soffusa. Ma per lui finora hanno parlato sopratutto le canzoni che canta e suona, quelle della sua band Other Lives. Un gruppo che quest'anno ci ha regalato un disco bellissimo come "Tamer animals", una raccolta di brani a metà strada tra il folk e il pop orchestrale. Pezzi evocativi, quasi ancestrali. Incontriamo il frontman al Tunnel, poco prima che salga sul palco per l'unica data italiana del gruppo (leggi qui la nostra recensione del concerto).
"E' la prima volta che veniamo nel vostro paese, siamo arrivati qui in furgoncino dal sud della Francia. Un viaggio bellissimo", esordisce Jesse. E viene subito da chiedergli come sia nato "Tamer animals", dove abbia trovato l'ispirazione per creare quei paesaggi sonori così suggestivi. "Ho scritto gli arrangiamenti mentre ero in tour nel 2009: volevo fare qualcosa di grandioso e dimensionale, ma all'inizio non sapevo bene come. Così io e Jonathon Mooney, che nella band suona la chitarra e il violino ma è anche un ottimo ingegnere del suono, abbiamo iniziato a lavorare a questi arrangiamenti a casa costruendo le canzoni nota dopo nota", ci spiega, "Abbiamo finito per prime `Dark horse´ e `As I lay my head down´. Poi da lì è venuto fuori tutto il resto e si sono inseriti anche gli altri membri del gruppo. La nostra idea era quella di creare una musica ispirata dal paesaggio, ma che creasse a sua volta uno spazio, una specie di grande cielo in cui perdersi. Un po' come una colonna sonora".
Nessun produttore, tutto fatto nella loro casa-studio di Stillwater, nel cuore dell'Oklahoma. "La cosa bella di autoprodursi è che, nonostante la fatica e la mancanza di attrezzature costose, puoi registrare i pezzi quante volte vuoi, finché non sei soddisfatto del risultato. L'unica paura è di perdere la giusta prospettiva, ma questo può succedere in ogni progetto dopotutto".
Ma quali sono le influenze musicali degli Other Lives? Ad ascoltarli, sembra di sentirne diverse: dal folk alla classica, dal rock alla musica d'ambiente. "Quando abbiamo fondato la band ascoltavo molto i Godspedd You! Black Emperor e i Sigur Ros: era la prima volta che sentivo band con un suono del genere. Ma anche Beethoven, Mozart o Debussy, nonostante siano ascolti più complessi, colpiscono le mie corde primarie. E poi c'è  anche molta musica pop che amo: i Beatles, oppure Neil Young".
Gli facciamo notare però che in "Tamer Animals" c'è anche una citazione di "Facades" di Philip Glass, proprio nella canzone che dà il titolo al disco. "In effetti sì, ma nessuno se n'era mai accorto prima", risponde Jesse sorridendo.
Non lo si direbbe, ma gli Other Lives in questi anni sono riusciti a piazzare diversi pezzi nelle serie tv americane. Sopratutto con il primo album, che ha visto ad esempio la ballata "Black tables" fare da colonna sonora alle puntate di "Ugly Betty". "E' una sensazione strana, per essere onesti. Non è il mio genere di musica, ma comunque si tratta di un'opportunità per avere più visibilità e quindi di guadagnarci da vivere".



La notizia è proprio di questi giorni: gli Other Lives faranno da spalla ai Radiohead per il loro tour americano. Come si sentono a condividere il palco con Thom Yorke e soci? "Lo abbiamo appena saputo ufficialmente. Era un nostro sogno, ad essere sinceri: sono un fan della loro musica ed è un onore suonare con loro. Penso che siano la migliore band degli ultimi 30 anni. `The king of limbs´ poi è uno dei loro dischi migliori: pieno di piccoli dettagli, loop e suoni che si possono sentire solo in cuffia. Necessita di molti ascolti ma quando ci entri dentro è incredibile".
E per il futuro? Quali progetti hanno gli Other Lives? "Sto scrivendo nuove canzoni per il prossimo album. Lo immagino come qualcosa di più ritmico e veloce di `Tamer animals´, ma ora è troppo presto per dirlo. Continuiamo il tour, poi vedremo", conclude Jesse Tabish.
 



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