16 ott 2011 - A
HitWeek l'America non basta più. Ce lo conferma Francesco Del Maro, ideatore della manifestazione che da due anni fa sfilare il meglio del rock nostrano sui palchi degli States, non senza un pizzico di comprensibile orgoglio, poche ore prima della conclusione dell'edizione 2011 della manifestazione, che questa sera vedrà in azione sul palco del Grand Central di Miami
Subsonica e
Casino Royale: "A Los Angeles abbiamo avuto la conferma, direttamente da una rappresentanza del governo cinese, della disponibilità di Pechino di diventare partner di HitWeek per un'iniziativa programmata per la seconda metà del prossimo mese di maggio. La cosa che fa pensare è che questo traguardo non sia stato raggiunto con una strategia premeditata volta solo a stringere accordi, ma sia frutto di una filosofia che in soli tre anni ci ha permesso di raddoppiare il pubblico e il giro della manifestazione". Più musica che public relations, quindi. "Assolutamente. Non ci accontentiamo mai, vogliamo sempre progredire, dal punto di vista musicale. Quest'anno, ad esempio, la sfida è stata quella di permettere a tutti gli artisti di esibirsi al meglio, chiamando service migliori e trovando spazi sempre più adeguati a spettacoli di alto profilo: il miglioramente della parte tecnica ha comportato in sforzo economico e produttivo enorme, però ne è valsa la pena". A giudicare dalla qualità degli show messi in scena - suoni puliti, nemmeno in larsen, ottimo bilanciamento in ogni parte della sala - si direbbe di sì... "Già. E la cosa che ci inorgoglisce di più è che, anno dopo anno, la percentuale di americani tra il pubblico sia nettamente aumentata. All'inizio in platea c'erano per lo più nostri connazionali all'estero per studio, vacanza o lavoro. Quest'anno, specie qui a Miami, gli italiani erano in nettissima minoranza. La scelta più azzeccata, sotto questo punto di vista, è stata quella di coinvolgere le università, che hanno portato HitWeek all'attenzione della comunità giovanile locale innescando un virtuoso passaparola che alla fine ha dato i suoi frutti". Non è stato tutto così semplice, però: i tagli alla spesa pubblica si sono fatti sentire anche qui. "Il
supporto del ministro Meloni è stato assolutamente fondamentale: il contest, e la relativa creazione di nuove concrete opportunità per gli artisti emergenti, le ha fatto subito sposare la nostra causa. Purtroppo, però, a metà luglio - con la soppressione dell'Istituto Nazionale per il Commercio Estero - ci siamo trovati a fare i conti con una colossale riduzione del budget. Questo ci ha costretto a comprimere il tour tra New York, Los Angeles e Miami in una sola settimana. Tanto noi dell'organizzazione quanto gli artisti siamo stati capaci di raccogliere la sfida, fare quadrato e mandare avanti lo show. E questa, dal mio punto di vista, è una delle cose più belle che mi lega a questa esperienza: durante HitWeek si crea l'atmosfera da gita scolastica, si sta tutti insieme, spariscono le gelosie e le diffidenze, cosa che raramente in Italia accade. Si può dire che la creazione dello spirito di corpo, durante i giorni del festival, sia la mia occupazione principale...". Alla base, a parte l'aspetto gradevole dell'intera faccenda, c'è altro: "Qui si mira a creare una fiera di sistema della creatività italiana, della quale la musica è l'inevitabile colonna sonora. Per la trasferta cinese ci è stato esplicitamente richiesto di interagire col mondo della moda, noi - per l'edizione 2011 - ci siamo legati all'enogastronomia... E' inevitabile: l'Italia deve tornare a diventare un Paese esportatore di cultura. Il nostro obbiettivo? Assumere dimensioni globali mantenendo una fortissima connotazione locale, come le band che si sono esibite in questi giorni...". Band che, per un buon sessanta per cento, erano pugliesi, grazie anche all'intervento di Pugliasound, programma della regione Puglia per lo sviluppo del sistema musicale locale: "E' molto importante che si sappia come HitWeek sia stata messa al riparo da qualsiasi tipo di clientelismo o spartizione lobbistica. Siamo stati contattati da Pugliasounds, che ha chiesto di diventare nostro partner. Noi abbiamo acconsentito, a patto di avere la totale libertà nella selezione degli artisti e delle band da fare intervenire. Certo, il fatto che in tutta la Penisola solo la Puglia sia stata in grado di supportare la propria realtà ha ridotto di molto il ventaglio dell'offerta da presentare. In un periodo come questo occorre avere coraggio e investire pensando al futuro: l'unica via per tenere in vita l'industria della creatività italiana è quella che conduce oltre i nostri confini. Bisogna avere un lato visionario per capirlo, nella contingenza, ma il tempo siamo sicuri che ci darà ragione: per questo auspichiamo che altre amministrazioni, in altre parte d'Italia, seguano questo esempio. HitWeek vuole essere un contenitore della creatività italiana da presentare al mondo, quindi in più si è, meglio è. Speriamo che lo capiscano sempre più interlocutori istituzionali". Visto che il futuro, per certi versi, non è non scritto come diceva Joe Strummer ma - anzi - sembra piuttosto chiaro, qual è la line-up ideale che si vorrebbe portare in un ipotetico HitWeek mondiale? "Non saprei, perché tutto sommato su questi palchi sono passati solo artisti che apprezzo moltissimo... Ormai in tre anni sono oltre trenta gli artisti - tutti importanti, come
Negrita, Battiato, Subsonica, Caparezza e molti altri - che si sono avvicendati tra New York, Los Angeles e Miami: aggiungere un qualsiasi nome sarebbe poco corretto".
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