Usa, per sopravvivere al cd i negozi di dischi vendono giocattoli e altro
10 ott 2011 - Come sopravvivere al crollo della domanda di cd, se si è dei rivenditori specializzati e indipendenti? Provando a diversificare l'assortimento degli articoli in vendita in negozio, ovviamente. Negli Stati Uniti, secondo i dati raccolti da StreetPulse (ente specializzato nel rilevare le vendite presso il canale di distribuzione "indie"), il trend è ben avviato, tanto che ormai quasi il 30 per cento del fatturato dei negozi di dischi proviene da prodotti genericamente e globalmente accorpati nella categoria "lifestyle". Non mancano le sorprese, però: solo una piccola porzione di quei ricavi deriva dalla vendita di libri (2,7 % del prodotto "lifestyle") e fumetti (0,2 %), da giochi (2,1 %) e videogiochi (0,3 %), da poster (0,1 %) e t-shirts (4,4 %). La parte del leone la fanno invece i giocattoli (22,8 %) e gli accessori audio e di elettronica di consumo (cuffie stereo in primo luogo: 22,3 % in totale), ma assumono una notevole importanza anche la chincaglieria e gli articoli da regalo (18,1 %) nonché gli accessori per l'abbigliamento (13,1 %). Una quota tutt'altro che trascurabile degli incassi dei negozi indie, infine, arriva dalla vendita di stick di incenso (12,1 %), mentre qualche altra briciola proviene da altri oggetti a basso valore unitario come adesivi e magneti (1,5 %). E' anche una questione di convenienza: "I prodotti musicali si vendono molto al di sotto dei prezzi di listino", ha spiegato il ceo di SteelPulse John Weston a Digital Music News, "mentre il margine sugli articoli di genere lifestyle è molto considerevole".
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