Sanremo, parla la Giuria (?) di Qualità
01 mar 2001 - Gino Paoli precisa immediatamente, con una punta di polemica, che “La nostra non è una giuria, perché non giudicheremo 'insieme', ma contemporaneamente, votando ognuno per conto suo nel momento in cui ascoltiamo le canzoni. Diventeremo giuria solo quando assegneremo i premi di qualità per arrangiamento, musica e testo”.Alberto Testa specifica, in quanto autore e paroliere, di aver “votato le canzoni, non l'interpretazione”. Omar Calabrese interviene sul metodo, che definisce scientificamente “statistico unatico”, e si dice d'accordo con Gino Paoli precisando che il metodo scelto ha una sua ragion d'essere ma che la giuria “ne avrebbe preferito un altro”.
Piero Vivarelli, anche lui piccato, sottolinea l'incongruenza della metodologia adottata, sostenendo che con questo sistema si svuota di significato la funzione di una “giuria di esperti”.
Tutto questo, naturalmente, ai nostri lettori importa poco, e francamente importerebbe poco anche a noi, se non fosse che siamo qui confinati in un acquario nel quale la più piccola delle ondine appare un maremoto. Per questo, evitiamo di riferire dettagliatamente il dibattito che è seguito: riguarda il meccanismo della manifestazione, non il suo contenuto musicale.
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