09 set 2011 - Quel giorno, almeno per noi, si aprì con la notizia di un malore sul palco per Michael Jackson, il ritorno ai banchi di scuola per i Gazosa dopo la vittoria a Sanremo e l'interruzione di un concerto di Madonna a Los Angeles a causa di una lieve scossa di terremoto. Poche ore dopo la Storia, e la vita di tutti, sarebbe cambiata per sempre. Occuparsi di musica significa - talvolta - avere la possibilità di confrontarsi con cose estremamente più grandi di noi in modo indiretto, come scrisse il nostro direttore, Franco Zanetti, pochi minuti dopo il collasso della Torre Sud, quando ormai le agenzie parlavano in modo esplicito di un attacco diretto al cuore dell'America. Un attacco diretto (anche) alla città che - chi ha la passione per le sette note lo sa bene - rappresenta uno dei gangli vitali della musica mondiale: là, dove tutto succede, dove Dylan iniziò a suonare nel Village, dove i Velvet Underground sotterrarono a colpi di feedback l'utopia hippie, dove il punk arrivò anni prima che a Londra grazie a Television e Ramones, dove si persero le certezze con D.N.A. e Lydia Lunch, dove nacque l'hip hop come oggi lo conosciamo e dove si imparò a organizzare il caos con Sonic Youth e altri. Senza avere la pretesa di dire qualcosa che non sia già stato detto su una tragedia così grande che ancora oggi, dieci anni dopo, fa fatica ad essere metabolizzata dal mondo intero, Rockol dedicherà questo weekend ad un omaggio in musica alla Grande Mela: sulla bacheca della nostra pagina Facebook potrete leggere ricordi, notizie di archivio, commenti, o guardare video ed esibizioni di band legate - in un modo o nell'altro - alla città adagiata sull'estuario del fiume Hudson.
Perché, come cantano i Beastie Boys (chi più newyorchesi di loro?) in "An open letter to NYC", "Dear New York I hope you're doing well / I know a lot's happen and you've been through hell". E lo speriamo anche noi, che tu stia bene, dieci anni dopo.
Buona lettura.