Accordi non rispettati, le indies chiedono 5 milioni di dollari a LimeWire
18 lug 2011 - Pur avendo cessato le operazioni nell'ottobre del 2010, la piattaforma p2p
LimeWire continua a restare nel mirino dell'industria musicale. La materia del contendere verte, come sempre, intorno alla violazione dei diritti esclusivi di autori, compositori, artisti e case discografiche, e ha già costretto la società americana a siglare
onerosi accordi extragiudiziali con le quattro major (105 milioni di dollari elargiti complessivamente ad EMI, Sony Music, Universal e Warner Music) e con gli editori musicali associati alla NMPA, National Music Publishers' Association americana (12 milioni di dollari). Ora, però, LimeWire deve anche fronteggiare una causa intentata da
Merlin: l'associazione internazionale delle etichette indipendenti, che rappresenta le opere di artisti come Adele, Arcade Fire, Fleet Foxes, Bon Iver e Arctic Monkeys, rivendica la mancata applicazione di quanto pattuito a suo tempo pretendendo l'esborso di almeno 5 milioni di dollari. Già a partire dal 2008, infatti, Merlin e LimeWire avevano negoziato una serie di accordi che prevedevano pagamenti compensativi alle indies commisurati alle somme versate alle major e alla propria quota di mercato globale (7,5 %). Malgrado l'accordo con le major risalga al mese di maggio, lamentano i legali di Merlin, le etichette rappresentate non hanno ancora visto neanche un dollaro.
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