Concerti, Converge: la recensione dello show di Brescia




Concerti, Converge: la recensione dello show di Brescia 14 giu 2011 - Converge live: un’esperienza, un pugno in faccia, un’ora di violenza da assimilare lentamente e far decantare. Jacob Bannon si presenta sul palco del Latte Più sabato 11 giugno intorno alle undici e trenta per l’unica data italiana della band di Salem: giacchetta “The north face” chiusa incredibilmente fino al collo (tatuatissimo), pantaloncini corti e adrenalina a livelli altissimi. Durante il soundcheck passeggia nervosamente lungo il palco del locale bresciano come un leone in gabbia. Poi, senza quasi preavviso, scatta la violenza: luci accese per tutto il set e fiato agli amplificatori. Venti pezzi in scaletta, contando i due al rientro. Metalcore grezzo, aggressivo, incredibilmente feroce. Un sound perfetto che entra nelle viscere e scuote le fondamenta: vedere i Converge suonare è impressionante. Newton e Ballou non stanno fermi un secondo, si dimenano continuamente lanciando imperterriti secchiate di sudore che vanno a benedire le prime file. Koller alla batteria pesta senza tregua e Bannon, beh, lui è il fuoriclasse, il leader carismatico, un Henry Rollins altrettanto furibondo ma molto più asciutto in quanto a muscoli, padre indiscusso di quel muro sonoro che dal lontano ’91 lede gentilmente i timpani di generazioni di giovanotti conquistati dalla furia omicida di questa band oggi seminale. Perché i Converge sono questo: la gente poga, si ammazza, volano scarpe e denti, e loro se ne stanno beati con gli occhi iniettati di sangue a deflorare basso e chitarra, abbaiando al microfono, dedicando pezzi tutt’altro che teneri addirittura alla persona amata (“On my shield”). Ci mancavano solo le dediche amorose dei Converge. Bannon ringrazia il foltissimo pubblico bresciano che, incassato il primo, tremendo blocco (“Concubine”, “Dark horse”, “Heartache” e “Hellbound”), è già in forte debito d’ossigeno. Il set, come già accennato, dura un’oretta circa. Giusto il tempo di presentare un ottimo mix di pezzi pescati sostanzialmente dagli ultimi quattro album – stupende “Worms will feed/Rats will feast”, “Damage”, “Cutter”, la titletrack dell’ultimo lavoro, “Axe to fall”, più “The high cost of playing God” da “When Forever Comes Crashing” del 1998 – e una gustosissima novità, “Runaway”, appena pubblicata su un sette pollici in comproprietà con i Dropdead, band hardcore punk di Providence, Rhode Island. Suonate le dodici e trenta (tabella di marcia imposta dall’incombere di un lungo viaggio notturno che da Brescia porterà la band in quel di Parigi) arrivano i saluti con “Eagles become vultures” e “The broken vow”. Due minuti di pausa e di nuovo sul palco (con Koller che aizza simpaticamente la platea suggerendo il classico “two more songs!”) per “Drop out” e “Last light” che chiudono definitivamente il set. Le luci si spengono, le orecchie ottengono una meritata tregua e chi vuole può avvicinarsi al palco per salutare la band che, come da tradizione, si ferma ad amplificatori spenti a stringere mani, elargire copiosamente abbracci e fare quattro chiacchiere con i fan più calorosi. Senza girarci intorno, i Converge visti a Brescia, guidati da un Bannon in formissima, hanno dimostrato per l’ennesima volta (non che ce ne fosse bisogno) di essere la band di riferimento in campo metalcore. Non per chissà quale motivo: semplicemente sono meglio di tutti gli altri. E dal vivo la differenza è ancora più lampante. Provare per credere.
  (Marco Jeannin)
  SETLIST
  “Concubine”
  “Dark horse”
  “Heartache”
  “Hellbound”
  “Lonewolves”
  “Runaway”
  “Bitter and then some”
  “The high cost of playing God”
  “Reap what you sow”
  “Cutter”
  “Worms will feed/Rats will feast”
  “On my shield”
  “Axe to fall”
  “Wishing well”
  “Damage”
  “First light”
  “Eagles become vultures”
  “The broken vow”
  “Drop out”
  “Last light”
 


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