iTunes Match: come Apple e le case discografiche 'monetizzano' la pirateria




iTunes Match: come Apple e  le case discografiche 'monetizzano' la pirateria 08 giu 2011 - Il servizio iTunes Match, che Steve Jobs ha presentato lunedì sera dal palco della Worldwide Developers Conference della Apple al Moscone Center di San Francisco e che entrerà in funzione a partire dal prossimo autunno, è già stato salutato da molti (discografici compresi) come una soluzione pratica e intelligente per iniziare finalmente a "monetizzare" i mancati guadagni generati dalla pirateria musicale. Funzionando secondo il metodo dello "scan & match", il programma incluso nel nuovo pacchetto iCloud mette a confronto le canzoni archiviate nel pc e nei dispositivi portatili di ciascun utente con quelle (18 milioni di titoli) incluse nel database del sistema e permette, in cambio di 25 dollari all'anno, di accedere "sulla nuvola" (e cioè in remoto e senza fili, via iPad, iPhone e iPod Touch) anche ai brani acquisiti da fonti diverse dal negozio digitale di Cupertino: in sostanza, e in grandissima maggioranza, a quelli scaricati da servizi peer-to-peer e altre sorgenti illegali, per di più trasformati nei formati di iTunes che garantiscono una migliore qualità audio. "Ci sono moltissime probabilità", ha spiegato Jobs, "che nel nostro negozio ci siano le canzoni che avete preso altrove" (e quando il sistema non le riconosce, ad esempio perché si tratta di registrazioni live piratate, è sempre possibile caricarle manualmente sul "locker" in grado di ospitare fino a 25 mila brani, esclusi quelli acquistati direttamente da iTunes). Conviene alla Apple, e alle stesse case discografiche che con Cupertino hanno firmato accordi di licenza per l'uso del loro repertorio: come ha osservato Jeff Price, ceo di TuneCore (aggregatore e distributore digitale di etichette indipendenti), se solo il 10 per cento dei titolari di account su iTunes, circa 225 milioni di persone, decidesse di approfittarne, nelle casse di Cupertino arriverebbero oltre 500 milioni di dollari in più, da spartirsi con le case discografiche e gli editori musicali (i contratti sottoscritti prevedono una royalty del 30 % alla Apple, del 12 % alle società di publishing e del 58 % alle etichette). "La cosa che trovo affascinante", ha sottolineato lo stesso Price, "è che si realizzano dei ricavi dalla musica piratata senza che i consumatori abbiano l'impressione di dover pagare una cosa che avevano già".


TAGS: Apple, industria musicale, iTunes Match, Jeff Price, Steve Jobs, TuneCore, Worldwide Developers Conference

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