Concerti, Explosions in the Sky: la recensione dello show di Bologna




Concerti, Explosions in the Sky: la recensione dello show di Bologna 31 mag 2011 - “…l’Italia è la terra dell’amore e della passione no? Quindi è con l’amore e la passione che suoneremo per voi questa sera… noi siamo esplosione nel cielo…”. Le parole rapite e trepidanti di Munaf Rayani introducono l’arpeggio di “Yasmin the light” sul palco dell’Estragon di Bologna. E come sempre, la magia si compie. Non so bene come funziona: prima eri fuori, poi in un lampo ci sei dentro fino al collo. Gli occhi si chiudono, le chitarre iniziano a volteggiare e inizia una discesa, lenta ed inesorabile, verso le radici del suono. Il suono degli Explosions In The Sky, un flusso continuo che scivola dagli amplificatori e penetra nella testa attraverso le orecchie, il viso, i capelli, giù fino allo stomaco. Un’ora e venti quasi in apnea, vissuta fino in fondo, respirata, goduta in ogni suo singolo momento sul palco tanto quanto in platea. “Last known surroundings”, “Catastrophe and the cure”, “The only moment we were alone”, “Postcard from 1952”, “Greet death”, “Your hand in mine”, “The birth and death of the day”, “Let me back in”. Suoni lenti, distorti, sussurrati, che deflagrano improvvisamente, si fanno prima cupi e poi incredibilmente solari. Senza mai dire una parola, senza staccare gli occhi dalla pedaliera in un ondeggiare costante quasi in balia del vento, un battito cardiaco che reclama vita (Chris Hrasky: batteria monumentale). Il “primo respiro dopo il coma”. Gli Explosions In The Sky sono questo: un momento che ognuno dovrebbe ritagliarsi, almeno una volta nella vita. Per prenderci cura di noi stessi, per fare il punto della situazione, per spolverare qualche vecchio ricordo, o solamente lasciarsi andare completamente e vedere dove si arriva. Assaporare la libertà. “Take care, take care, take care”, mano nella mano, la nostra nella loro, dal sorgere del sole fino a vedere la giornata che muore. Un concerto da perdere la testa, dolce e aggressivo, innamorato e triste, da cui si riemerge storditi quando tutto finisce e la voce Nina Simone rompe il silenzio: gli Explosions hanno detto grazie e si sono guadagnati il backstage. C’è chi ne vuole ancora, ma la serata si chiude com’era iniziata, con le parole di Rayani: “Grazie, grazie davvero, ma questa è davvero la fine. Come l’ultima scena di un film, avete presente? The end. Siamo molto stanchi, abbiamo dato tutto e tornare sul palco beh, a cosa servirebbe? Non sarebbe certo la stessa cosa. Grazie a tutti, torneremo presto, ve lo prometto”. Una persona. Un libro. Un film. Un colore. Un sapore. Un’idea. Un luogo. Un ricordo. Un amico. Un disco. A volte basta un suono, per ricordarsi cosa si ama.
  (Marco Jeannin)
  SETLIST
  “Yasmin the light”
  “Last known surroundings”
  “Catastrophe and the cure”
  “The only moment we were alone”
  “Postcard from 1952”
  “Greet death”
  “Your hand in mine”
  “The birth and death of the day”
  “Let me back in”
 


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TAGS: Bologna, Concerti, Estragon, Explosions In the Sky, Live, recensione, Reports

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