Concerti, Wombats: la recensione dello show di Milano




Concerti, Wombats: la recensione dello show di Milano 27 mag 2011 - Era prevedibile che gli Wombats avrebbero attirato un pubblico di giovanissimi, dato che molto giovani lo sono anche loro. Ma andiamo con ordine. Alcatraz, ore 21. Una discreta folla di indie-lovers è disposta ordinantamente sotto al palco: c’è chi si fa foto, chi sorseggia una birra e chi scruta curioso i vicini di concerto. Camicie a quadri come se piovesse: ce ne sono di ogni tipo e sorta. In attesa dei tre inglesini arrivano sul palco gli Orange, gruppo capitanato da Francesco “Nongiovane” Mandelli, acclamatissimi dal pubblico. Tre quarti d’ora di indie rock sbarazzino ma ben suonato, un paio di battute tratte da “i soliti Idioti”(programma culto di MTV) e gli Orange lasciano il posto ai Wombats. La scaletta del concerto è ben strutturata, brani nuovi si mescolano ai pezzi che hanno portato “gloria e fama” ai tre musicisti. Si inizia con “Our perfect disease” e “Kill the director”, in “very school style”, dato che i nostri eroi si sono conosciuti sui banchi della Performing Art School fondata nientepopodimenoche da Sir Paul McCartney. Il concerto è un crescendo ritmico ed emotivo. I ragazzi sotto al palco sono davvero elettrizzati e cantano i brani senza sbagliare una parola, ricevendo i complimenti dagli stessi Wombats che esclamano:” Vorremmo farvi un applauso perchè siete preparatissimi, sapete tutte le parole delle canzoni, siamo super contenti”. E lo sono davvero. Tanto sudore, tanta energia e Dan Haggies che fa roteare se stesso e la chitarra, è talmente adrenalinico che nn riesce a smettere di saltellare da una parte all’altra del palco. Ben dosata anche la presenza della batteria, niente sbavature, e questo è da elogiare. “Jump into the fog” e “Techno fun” sono di certo i brani più apprezzati del nuovo “This modern glitch”, ultima fatica in studio dei Wombats. Ovazione generale per pezzi “storici” come “Moving to New York”, “Backfire at the disco” e “Let’s dance to Joy Division”, uno dei brani del bis insieme ad “Anti-D”, prossimo singolo in uscita. Il live si chiude con “Tokyo (Vampires e Wolves)”, dedicata, come dicono gli stessi Wombats, ad una città che rimmarrà sempre nel loro cuore (è la metropoli dove tutto ha avuto inizio). Insomma, un concerto sicuramente da ballare, musica ben suonata e “humour inglese”, a volte un po’ troppo tirato per le orecchie. Un plauso va sicuramente allo stoico Matthew Murphy: con i quaranta gradi presenti all’interno dell’Alcatraz ha resistito con la sua giacca bianca addosso per tutta la durata dello show, nonostante i capelli bagnati. Questo si che è stile.
(Rossella Romano) Setlist
  Our Perfect Disease

Kill The Director

Party In A Forest (Where’s Laura?)

Jump Into The Fog

Patricia The Stripper

How I Miss Sally Bray

Here Comes The Anxiety

Techno Fan

Schumacher The Champagne

Backfire At The Disco

1996

Moving To New York

My First Wedding

Tokyo (Vampires & Wolves) Bis

Anti-D

Let’s Dance To Joy Division
 


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TAGS: Alcatraz, Concerti, Live, Milano, recensione, Reports, Wombats


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