Concerti, Animal Collective: la recensione dello show di Milano
26 mag 2011 - Sono le nove e un quarto circa: la gabbia si apre e gli animali scappano. Basta un attimo e prendono il possesso del palco dell’Alcatraz dando inizio alla loro giostra psichedelica di musica e colori. Eccoli gli Animal Collective, hipster newyorchesi che hanno illuminato questi anni 2000 con una musica folle, sperimentale ma dal fascino indiscutibile. I loro nomi d’arte sono tutto un programma: Avey Tare, Panda Bear, Geologist e Deakin.Senza dire una parola, ognuno chino sul proprio strumento, spiazzano subito e presentano al pubblico milanese l’inedito “Change”, cantato da Deakin, mentre alle loro spalle uno schermo proietta immagini lisergiche. Poi tocca a “Stop thinking”, altro nuovo brano (vittima di una falsa partenza dovuta a qualche problema alla chitarra di Deakin, risolto senza l’ausilio di roadie), una specie di motivo tzigano intriso di elettronica acida e guidato dall’eclettica voce di Avey Tare sempre più “capo della cricca”. Questo è il succo degli Animal Collective: quando entrano in gioco, tutto diventa sogno, meraviglia, quasi un trip ad occhi aperti, e il tentativo di classificare i suoni del quartetto è tutt’altro che banale. Sarebbe un po’ come scrivere un articolo di cronaca partendo da un libro di Lewis Carroll.
Alla terza canzone ecco il primo pezzo conosciuto, accolto da una piccola ovazione: “Did you see the words”, tratto dall’album del 2005 “Feels”, dove fa capolino la splendida e più delicata voce di Panda Bear e il pubblico comincia a scaldarsi per bene. Come la band del resto, dopo un inizio con il freno a mano leggermente tirato. Forse, complice la complessità della loro musica e il fatto che la scaletta è composta quasi solo da canzoni nuove, serve solo un pochino di tempo per sintonizzarsi sulle giuste frequenze. Un discorso ugualmente valido anche per chi ascolta: superato il primo impatto, è più semplice (e piacevole) lasciarsi trascinare fino in fondo. Fatto che sta che il crescendo è innegabile e, lanciato dalla doppietta “A long time ago” / “Take this weight”, si manifesta alla grande con “Knock you down”, altro pezzo cantato da un Avey Tare in grande serata, che mette letteralmente al tappeto grazie ad una spirale di suoni elettronici fantastici. Il gruppo si conferma impeccabile anche dal punto di vista dell’esecuzione: Tare si destreggia tra synth e chitarra, Panda si occupa di percussioni e drum machine, Geologist pensa alla “regia” anche lui con i synth e Deakin suona la sua chitarra. E, da vero hippie moderno, balla ogni brano contento come un bambino, saltellando in lungo e in largo sul palco.
A conferma del fatto che ci troviamo nel momento migliore del concerto, arriva “Brothersport”, la prima delle (solo) due canzoni estratte dal quel piccolo capolavoro del 2009 che si chiama “Merriweather post pavillion”. Ora balla davvero tutto l’Alcatraz (per quanto possano far ballare gli Animal Collective, ovviamente).
Da qui in poi, con una scelta curiosa ma rispettabile, gli animaletti decidono però di stoppare il climax e mantengono un ritmo piuttosto basso: dopo le inedite “Mercury”, “Your choice” e “Frights”, spuntano altri due brani vecchi, “We tigers” e “Summertime clothes”, ma per il resto l’overdose di novità continua perfino nei bis, lasciandoci, dopo quasi un’ora e quaranta filata, con il duo stralunato “I’d rather”/”Little kid” a pensare e ripensare come sarebbe stato un finale diverso. Ma in realtà sbagliamo: la musica degli Animal Collective va presa così. È materiale sopraffino per creduloni sofisticati, per ascoltatori che non si fanno (e non devono farsi) troppe domande. Qui sta la magia di questi hipster newyorchesi: basta lasciarsi andare, abbassare la guardia e concedere le nostre orecchie. Al resto ci penseranno loro.
(Giovanni Ansaldo / Marco Jeannin)
SETLIST
“Change”
“Stop thinking”
“Did you see the words”
“A long time ago”
“Take this weight”
“Knock you down”
“Brothersport”
“Mercury”
“Your choice”
“Frights"
“We tigers”
“Summertimes clothes”
Encore
“I’d rather”
“Little kid”
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TAGS: Alcatraz, Animal Collective, Concerti, Live, Milano, recensione, Reports
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