Concerti: Ben Harper, la recensione dello show di Milano
13 mag 2011 - “Era tanto tempo che non facevo un set intero solo con la chitarra. Forse dovrei fare un tour acustico intero”. E’ visibilmente emozionato, Ben Harper alla fine del concerto, e lo è ancora di più il pubblico del teatro Ciak. L’occasione era di quelle ghiotte: non un vero concerto, neanche un esclusivo showcase ad inviti per addetti ai lavori, ma una performance in un teatro da un migliaio di posti; per accedere bisognava comprare il nuovo disco “Give till It’s gone” alla Fnac, che ha organizzato la serata assieme alla EMI, casa discografica dell’artista: un modo di monetizzare la presenza fisica dell’artista e premiare chi compra la musica.La serata si apre con un’intervista, condotta da Niccolò Vecchia di Radio Popolare. Ben si presenta sul palco in camicia e cappello da cowboy e risponde amabilmente alle domande, qualche volta svicolando elegantemente (“Non penso troppo a quello che faccio, lo faccio e basta”), qualche altra con una battuta: a proposto del fatto che questo disco è pubblicato da solista dopo le esperienze con altri musicisti, dice “Io e Jack White stiamo facendo a gara a chi mette in piedi più band diverse”. Il pubblico, però, più che sentir parlare – l’intervista è interessate ma alla fine dura un po’ troppo – vuole sentir suonare. Così arrivano sul palco due chitarre: un acustica e una Weissenborn. “Questa chitarra è più vecchia di chiunque sia in sala”, scherza Harper, “Eccetto forse me”, dice anche se in realtà ha solo 41 anni.
E lì si ripete la magia: Ben Harper ci mette un’intensità e una delicatezza nel cantare che nessun altro ha. Canta quasi sempre delicatamente, usando raramente la sua potenza vocale. La memoria corre immediatamente al bellissimo “Live from Mars” doppio live di una decina di anni fa, per metà totalmente acustico: e infatti una buona parte del repertorio arriva dai dischi precedenti. Solo un paio di canzoni dal nuovo album, tra cui il bel singolo, “Don’t give up on me now”. Il pubblico rumoreggia, chiede canzoni, lui risponde, ringrazia. Infila una bellissima cover di “Sexual healing” di Marvin Gaye (nel suo repertorio da un sacco di tempo, ma era da altrettanto tempo che non la si sentiva), uno strumentale con la slide guitar, diverse volte accenna a smettere ma poi continua per un altro po’.
Trovare difetti a Ben Harper è quasi impossibile, ma se proprio si dovesse, si potrebbe dire che alla fine pure il set è stato un po’ troppo lungo – reggere voce e chitarra è difficile per tutti, anche per lui. Mica per altro: forse, sarebbe stato ancora più bello finire subito dopo i picchi emotivi del concerto. Ma allo stesso tempo, è stata una bellissima serata così, finita con un pubblico estasiato e con Ben Harper che ringraziava sincero per tutto quel calore. Dal palco, stringeva mani e prometteva autografi, con la gente che correva fuori dal teatro all’annuncio che per una firma su un CD bisognava uscire dalle porte laterali e rientrare da quelle principali per mettersi in fila.
Ora non c’è che da aspettare il suo ritorno, a luglio, con la band completa, e godersi il disco. Soldi doppiamente ben spesi, per chi lo ha comprato e si è pure goduto questa serata.
(Gianni Sibilla)
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Nato nel 1969 a Claremont, in California, Ben Harper inizia a fare pratica sulla chitarra grazie… leggi tutto >
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