‘San Francisco Music Tech’: il report di Rockol
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10 mag 2011 - Si è svolta ieri ieri all’hotel Kabuki di San Francisco la sessione primaverile del “Music Tech”, un format che da due anni aggrega le più significative novità tecnologiche applicate all’industria musicale in una serie di seminari, panel e sessioni di lavoro. Come da tradizione, la convention ha seguito di un giorno il “Music Hack Day”, tappa californiana di una serie di full immersion che si stanno svolgendo in tutto il mondo in cui decine di sviluppatori e start-up si confrontano e si contaminano, presentando sul momento progetti e soluzioni spesso basate sull’utilizzo e sull’incrocio di API.Tornando al Music Tech, gli interventi in programma hanno garantito una conferenza di ottimo livello, nella quale si è spaziato dai temi più ricorrenti (con ‘music cloud’, applicazioni e ‘music reccomendation’ in primo piano) alle questioni più pratiche (dal ruolo e l’atteggiamento del Venture Capital nei confronti della musica fino alle dimostrazioni di prodotto). Come già di recente in occasioni simili, è aleggiato sull’intero convegno il tema del ‘licensing’, individuato come il principale ostacolo allo sviluppo del business intorno al digitale. Vince Bannon di Getty Images, ad esempio, ha auspicato che i ‘right holders’ prendano Pandora come fulgido esempio e si rendano conto che probabilmente non arriverà mai in Europa nel modo in cui opera oltre Oceano a causa della normativa non unitaria tra i vari paesi, sottolineando come individuare nel prezzo il tema centrale delle licenze (invece di dedicarsi all’apertura di un mercato tutto da creare) sia un errore. William Quigley di Clearstone Venture Partners ha rafforzato il concetto, definendo l’industria musicale ‘finanziariamente illetterata’ per la sua apparente incapacità di declinare l’ammontare delle commissioni sulle licenze a seconda dei diversi prodotti che ne sono oggetto: secondo Quigley la cronica abitudine a prodotti fisici e non a servizi immateriali e digitali è alla radice del problema. Non sono mancati i cenni alla recente vendita di Warner Music: è stata opinione comune che il cambio di proprietà debba sia preludere a un graduale cambiamento del management, che la transizione da un modello di business basato sul fisico e sul ‘pay per’ richieda una cultura diversa che le aziende tecnologiche sono in grado di apportare e che, nell’arco di 2-3 anni, siamo destinati ad assistere a ulteriori cambi di proprietà tra le major.
Sul tema degli LBS (‘Local Based Serivces’), che ha visto Gowalla e Soundtracking tra i protagonisti, la sensazione è che l’industria musicale (al contrario di altri settori) non si sia ancora resa conto che i luoghi possono essere rilevanti per creare una relazione robusta tra artisti e fans. Tra i prodotti presentati, notevoli le app di Tomahawk, MusicShake e Gobbler. Tra i grandi nomi presenti, oltre a quelli già menzionati, hanno occupato la scena SongKick, SoundCloud, The Echo Nest, Universal Music, Live Nation, MOG. Tra le aziende italiane si è rilevata solo la presenza di musiXmatch, che ha annunciato con l’occasione un nuovo aumento di capitale.
TAGS: Gowalla, industria musicale, Music Hack Day, musiXmatch, San Francisco Music Tech, SF Music Tech
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