Concerti, il debutto di Jovanotti a Rimini (2)




Concerti, il debutto di Jovanotti a Rimini (2) 18 apr 2011 - Il concerto di Jovanotti a Rimini ve l’ha già raccontato mio figlio, al quale ho affidato l’incarico perché mi piaceva che lo facesse qualcuno che ha gli occhi limpidi e le orecchie pulite (nota per un lettore che ha commentato le carenze stilistiche della recensione: mio figlio ha sedici mesi, non sedici anni...). Noi vecchi babbioni quando riferiamo di uno spettacolo lo facciamo (purtroppo) atteggiandoci a critici pensosi, e ci dimentichiamo che dovremmo almeno provare a mettere da parte gli appunti, le scalette cortesemente fornite dagli uffici stampa, le prevenzioni e i preconcetti, e spiegare semplicemente se un concerto ci è piaciuto o no, e dire il perché (i perché). Ma siamo incrostati di brutte abitudini, e scriviamo non per la gente ma per i colleghi che ci leggeranno. Allora, non essendoci più bisogno di spiegare cosa è successo in quelle due ore sul palco, mi limito a dirvi cosa mi è piaciuto e cosa non mi è piaciuto. Facendo l’ovvia premessa: se sono andato fino a Rimini per vedere la prima del tour di Jovanotti non è perché mi ci hanno mandato, ma perché ci volevo essere. Ero curioso, perché il disco (“Ora”) l’ho ascoltato tante volte e volevo capire come sarebbe stato riproposto in uno spettacolo dal vivo. Cosa mi è piaciuto, dunque? Il coraggio di mettere in scaletta tante canzoni (relativamente) nuove, molte proprio all’inizio: una scelta rischiosa e complessivamente vincente. Il suono: eccellente, a dispetto dell’acustica da palasport. La disposizione del palco, con i macchinari e le strumentazioni da un lato e il megaschermo dall’altro. L’energia e l’intensità con cui Jovanotti ha occupato più di due ore di show (secondo me, un quarto d’ora in meno sarebbe il giusto: alla fine, a dispetto dei personal trainer, l’artista era stremato). L’esecuzione vocale: Jovanotti non sarà un cantante in senso stretto, ma le sue canzoni può interpretarle solo lui con il senso e l’emozione giusti. La band: oltre a Saturnino “Goldmember”, gli altri fanno anche più del loro dovere, ma senza strafare, il che è apprezzabilissimo. Cosa mi è piaciuto di meno? Il corredo visuale. Che è fantasmagorico, modernissimo, anzi all’avanguardia, spesso sorprendente, ma ha il difetto, agli occhi di un estimatore convinto come me, di distrarre l’attenzione dal protagonista, perché quando lo schermo rilancia gigantesca l’immagine di Lorenzo si finisce col guardare il simulacro e non la persona vera e viva sul palco: che invece merita tutta l’attenzione. Non so come dirlo meglio: ma in un DVD tutto quello che abbiamo visto l’altra sera a Rimini ci starebbe benissimo, dal vivo mi è risultato un po’ invadente. Ci sono stati un paio di momenti a sala tutta illuminata, sabato sera, e sono stati i migliori, quelli in cui si leggeva meglio l’effetto che suscita sul pubblico il fascino spontaneo e travolgente di Jovanotti. La faccio breve, e finisco qui. (fz)



TAGS: Jovanotti, Lorenzo Cherubini, musica italiana, ora, Rimini, Saturnino

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