Concerti, J Mascis: la recensione dello show di Mezzago




Concerti, J Mascis: la recensione dello show di Mezzago 18 apr 2011 - Cronaca di una serata in compagnia di J Mascis. Siamo al Bloom di Mezzago, è una tiepida domenica di aprile, l’anno sembra il 1993 e i più grandi, quelli sopra i Quaranta, sono i primi a fare la fila, impazienti fuori dal locale. C’è chi si beve una birra e chi si aggiusta il giubbotto di pelle, qualcuno sfodera la maglietta dei Dinosaur Jr. con orgoglio, altri invece se ne restano in disparte senza troppo entusiasmo, tanto per fare gli alternativi fino in fondo. Ragazzotti questi con qualche brufolo ancora da smaltire e i jeans tagliati sul ginocchio, troppo giovani per gli anni Ottanta, ma arrivati appena in tempo per Nevermind. Sul palco, alle undici precise, sale J Mascis: capello bianco rigorosamente fino a mezza schiena, occhiali, un paio di chitarre, una scaletta scritta a mano su un foglio a righe e i testi sul leggio. Poche parole, un piccolo cenno alla platea e la chitarra da accordare. L’attacco è senza preamboli con “The wagon”, da “Green mind”, seguita da due pezzi dal nuovo lavoro solista, “Listen to me” e la titletrack “Several shades of why”. J lavora di pedaliera, il suono che esce dalle casse è sporco, minimale, volutamente grezzo e duro. Qualche parola masticata nel microfono introduce la cover di Edie Brickell & The New Bohemians, “Circle of friend” (presa da “Shooting rubberbands at the stars” del 1988), seguita da “Ocean in the way” direttamente dal recente “Farm”, ma mai suonata in compagnia dei Dinosaur Jr. Fino a questo punto niente di trascendentale: J fa quello che deve senza metterci troppo entusiasmo, una “posa” che fa parte del gioco e aiuta a capire il tipo di personaggio. “Get me”, direttamente da “Martin + Me”, accende la platea del Bloom regalando il primo assolo infuocato della serata, senza scalfire però l’aplomb di un sempre imperterrito Mascis. Idem “Not the same” e “Not enough”, separate da quasi diciotto anni di onorata carriera ma della stessa identica pasta. Dopodiché J ci ricorda che per un breve periodo ha militato nei J Mascis and The Fog con “Ammaring”, distorcendo se possibile ancora di più il suono. “Flying cloud”, datata 1991 (l’album era “Green mind”, lo stesso di “The wagon”), incontra il favore del pubblico brianzolo, mentre “Can I” fa la parte del singolo e chiude la pratica legata alla presentazione del nuovo album (a dire la verità leggermente snobbato) anticipando la cinquina finale. “Repulsion” è la chicca che serve a rendere speciale la scaletta: il pezzo arriva da “Dinosaur”, album del 1985, esordio degli allora appena nati Dinosaur Jr. in quel di Amherst, Massachusetts: J si riveste di luce viola e da fondo all’overdrive del piccolo amplificatore sul palco per uno dei pezzi più pesanti della serata. Molto bene anche “Not you again”, sempre da “Martin + Me” e la conclusiva “Alone”, da “Hand it over” del 1997: una schitarrata quasi pinkfloyidiana (ebbene si) tinta di una luce verde quasi luciferina, impreziosita da un assolo torrenziale e da un’energia meravigliosa. Il set a questo punto si chiude, J si alza e dopo meno di dieci secondi torna a riprendere posto. Scenetta uscita/rientro inutile ma significativa: l’etichetta rimane, la forma è quella che è. L’encore conta due pezzi d’altri tempi: “Quest” sempre da “Dinosaur”, e la conclusiva “Little fury things” da “You’re living all over me”, capolavoro datato 1987. Serata conclusa in un crescendo interrotto bruscamente, J saluta e se ne va curvo e imperterrito, lasciando sul palco venticinque anni di carriera riassunti in poco meno di un’ora e venti minuti. Può piacere o no, sembrare indolente e svogliato, quasi in prestito, e parlare un inglese borbottato tanto da far venire il dubbio che non voglia farsi capire intenzionalmente. Questo però è J Mascis, prendere o lasciare. E a noi va benissimo così. Anzi: tornare indietro di venticinque anni grazie ad una chitarra trattata male da un quasi cinquantenne burbero, ad un suono ruvido e scarno come oggi non capita più di sentire e a pretese ben oltre sotto lo zero, è stato, a mente fredda, una vera boccata d’ossigeno.
  (Marco Jeannin)
  SETLIST
  “The wagon”
  “Listen to me”
  “Several shades of why”
  “Circle of friends”
  “Ocean in the way”
  “Get me”
  “Not the same”
  “Not enough”
  “Ammaring”
  “Flying cloud”
  “Can I”
  “Repulsion”
  “Not you again”
  “Alone”
  “Quest”
  “Little fury things”
 


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TAGS: Bloom, Concerti, Dinosaur Jr, J Mascis, Live, Mezzago, Milano, Reports

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