Concerti, Chapel Club: la recensione dello show di Milano




Concerti, Chapel Club: la recensione dello show di Milano 08 apr 2011 - Qualcuno deve aver detto ai Chapel Club che la data del Magnolia sarebbe stata deserta. Si aspettavano un paio di persone al massimo, niente di più. E invece di gente ne è venuta. Non tantissima, ma abbastanza da stupire piacevolmente Lewis Bowman, colpito dall’affluenza e dall’affetto che Milano ha riservato alla band londinese. Affetto ben riposto aggiungerei, vista la qualità del set proposto. Li avevamo lasciati a settembre all’I-Day di Bologna, persi sull’enorme palco a scaldare il pomeriggio giusto prima degli Arcade Fire, e li ritroviamo in un piccolo circolo milanese, finalmente a loro misura. I Chapel Club sono una band nuova, girano da due o tre anni, e il primo album “Palace” è stato pubblicato solamente un paio di mesi fa. Eppure la sensazione è che di loro si senta parlare già da un pezzo, e sembra di aver a che fare con una band esperta e non all’esordio, come, di fatto, è. Una band già al netto di una gavetta oramai assodata, fatta di singoli, pubblicazioni, live e via dicendo, supportata da un costante aggiornamento di stato attraverso i vari social networks ufficiali, vedi Twitter (“Wonderful to be in Milan again. We even have a “favourite” restaurant!”) e Facebook tanto per citarne due. Insomma, se una fan base solida esiste, è perché la band se l’è coltivata amorevolmente fin dal principio, si sono fatti conoscere a dovere e con costanza e adesso possono raccogliere i frutti di tutto questo lavoro. Non c’è da stupirsi allora per le affluenze “inattese”, almeno tanto quanto non c’è da recriminare per un set di quarantacinque minuti visto che è comunque di un esordio che stiamo parlando. Sul palco poi i cinque ragazzi inglesi si sono comportati egregiamente: suono pulito e preciso per un’ottima resa live. I Chapel Club dal vivo suonano esattamente come su disco, e per una volta va preso come un complimento. L’atmosfera è densa e si respira effettivamente aria di Smiths (con Bowman a fare il piccolo Morrissey) e Jesus and Mary Chain. Una bella conferma, forse l’ultima che mancava per convincere definitivamente della bontà del progetto. Complimenti quindi alla voce caldissima e suadente di un Bowman gradevolmente sornione e complimenti alla sezione ritmica batteria/basso di Rich Mitchell e Liam Arklie, veri protagonisti del suono dei Chapel Club, spina dorsale a sostegno dei riverberi chitarristici di Michael Hibbert e Alex Parry. Tanta qualità sparsa in tutti e dieci i pezzi in scaletta, partendo da “Surfacing”, e passando per le ottime “Roads” e “Bodies” pescate dall’ep “Wintering” (vinile in vendita al banchetto per la modica cifra di cinque euro!), fino ai due episodi migliori di tutto il set, “All the easter girls”, già convincente su disco, e la meravigliosa “The shore”, indicata da Bowman come “la mia preferita in assoluto” e oggettivamente una spanna sopra tutti gli altri pezzi in lista. La band rinuncia al siparietto dell’uscita e rientro per completare il set tutto in un colpo. Mossa azzeccata che chiude la serata intorno alla mezzanotte. Avrebbero potuto suonare qualche pezzo extra? Forse, ma per questa volta va benissimo così. Una serata di (ottime) conferme dunque, per una band in palla e meritevole di elogi. Siamo lieti di poter comunicare ufficialmente che i Chapel Club, da oggi, sono abili e arruolati nel novero di quelle band da cui è lecito aspettarsi grandi cose.
  (Marco Jeannin)
  SETLIST
  “Surfacing”
  “Blind”
  “Roads”
  “Fine light”
  “O maybe I”
  “Bodies”
  “Paper thin”
  “All the eastern girls”
  “Five trees”
  “The shore”
 


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