Concerti, Everything Everything: la recensione dello show di Milano




Concerti, Everything Everything: la recensione dello show di Milano 23 mar 2011 - Gli Everything Everything si sono fatti notare l’anno scorso con l’album d’esordio “Man alive”. Un disco molto interessante, ottimamente accolto dalla critica (e dal sottoscritto per Rockol), che ha portato la band di Manchester all’attenzione anche di chi non vive di pane e indie tutti i giorni. Anche se di “indie” in senso stretto non stiamo parlando: ci hanno già provato in molti a definire gli Everything Everything, e questa volta, per andare sul sicuro, abbiamo fatto due chiacchiere direttamente con Jeremy Pritchard (basso) e Alex Robertshaw (chitarra) giusto prima del concerto milanese al circolo Magnolia. Li trovo sul tour bus in pieno relax da pre-concerto: Jeremy è molto gentile e disponibile, giochicchia con il portatile e, al mio arrivo, spegne immediatamente il televisore per poi sistemarsi la giacca di pelle, mentre Alex se ne resta defilato a fumare comodamente sul divanetto. “Il tour sta andando molto bene, abbiamo appena fatto quattro date in Germania, una a Vienna e finalmente siamo arrivati in Italia. Non vedevamo l’ora di poter girare per la strada in maglietta”. Nostalgia del bel tempo? “Quando è inverno, sogni di suonare ai festival all’aperto, ma quando hai passato tutta l’estate al sole hai voglia di chiuderti in qualche locale e stare per conto tuo. E’ una specie di ciclo: amiamo suonare per conto nostro tanto quanto con altre band, all’aria aperta”. E in Italia? Jeremy sembra contento di poter suonare nel nostro paese: “Venivo spesso qui da piccolo in vacanza, ho sempre amato la vostra storia (e il cibo, il calcio, le donne…), ma per gli altri è il primo assaggio e sono un po’ nervosi”. Come sono nati gli Everything Everything? “Michael e Jonathan erano vecchi compagni di scuola, mentre io li ho conosciuti all’università. Alex invece faceva parte di un’altra band, ma siamo cresciuti più o meno ascoltando le stesse cose, sai… Radiohead, Nirvana… i Beatles, il pop, il rock, il Jazz, un po’ di tutto. E’ stato abbastanza facile andare d’accordo”. E così è nato il vostro nome. “Probabilmente sì, ma soprattutto ci piaceva molto per il suono e la ritmica nel pronunciarlo, e per le possibilità di dargli ogni volta un significato diverso”. Parlando dei Radiohead e del “metodo” di pubblicazione del loro ultimo album, Jeremy e Alex ammettono che “Non esiste artista vivente che non vorrebbe essere nella loro posizione, fare esattamente quello che vogliono e quando vogliono, come pubblicare un disco nel giro di una settimana, o perché no, di un’ora. Come band siamo felici che qualcuno si stia muovendo in questo senso, in totale libertà, e speriamo un giorno di poterlo fare anche noi”. Anche se poi, aggiungo io, finisce che la maggior parte della gente scarica illegalmente il disco. “Questo è vero, ma è una cosa che capita no? Sappiamo che spesso non è facile procurarsi gli album: in Germania abbiamo incontrato persone che hanno ammesso di aver scaricato illegalmente il nostro disco. Sono le stesse che abbiamo trovato poi al banchetto a comprarsi la copia originale…”. “Man alive” è un disco molto vario e personale, in qualche modo distante dal canone indie contemporaneo. Voi cose ne pensate? “In realtà non ci sentiamo una band indie, se per indie si intende un genere. Siamo più una band indipendente in senso stretto. I testi li scrive Jonathan, e il resto viene in modo naturale, senza pensarci su troppo. La realtà è che ci siamo accorti di avere un “nostro” sound dopo tutti gli altri, e adesso ci siamo dentro fino al collo. Finché i risultati ci soddisfano, rimarremo su questi binari, dopodiché si vedrà. Spesso quando ci chiedono da dove viene il nostro stile, non sappiamo cosa rispondere: è tutto molto più semplice di come sembra, questo è il nostro modo di fare musica e cercheremo di farlo al meglio finché potremo”. Progetti in vista? C’è qualcosa che bolle in pentola? Alex ridacchia: “Bolle è la parola giusta. Sì, stiamo cucinando qualcosa di nuovo, già stasera abbiamo in scaletta un pezzo inedito. Vista la quantità di lavoro che ci stiamo mettendo speriamo di non stracuocerli”. L’ultima domanda riguarda una dichiarazione rilasciata dalla band qualche mese fa, definitasi come la band preferita di “Harry Potter”: “Non so da dove sia uscita questa cosa” risponde divertito Jeremy guardando un Alex sull’incredulo andante. “Credo sia colpa di Jonathan, non ho idea del perché. Forse gli hanno chiesto di descrivere la band a un bambino di otto anni…”. Intorno alle undici e venti li ritrovo sul palco in formazione completa. Jonathan sfoggia una chioma biondo platino e tutti e quattro una bella tutina grigia integrale a mo’ di uniforme. Un’oretta secca di concerto per tredici pezzi in scaletta, in pratica tutto “Man alive” escusa “Two for nero” sostituita da “Hiawatha doomed” (già bonus track su itunes), più la nuova “Kimosabe”. Un set breve, ma intenso. Gli Everything Everything suonano dal vivo come su disco, impresa non facile viste le ritmiche vertiginose, i cambi di tempo e la complessità generale dei pezzi. Bravi loro e peccato per la poca gente del Magnolia, pieno solo per metà probabilmente a causa delle concomitanti date di Peter Frampton alla Salumeria e di Caparezza all’Alcatraz. Ad ogni modo pezzi strepitosi come la tripletta iniziale “Qwerty fingers”, “Schoolin’” e “MY KZ, UR BF” o le acclamate “Come alive Diana”, “Suffraggette suffragette” (accorpata nel finale di prima parte a “Weights”) e la conclusiva “Photoshop handsome” hanno fatto la loro porca figura, confermandosi come tra le cose migliori in assoluto prodotte nel 2010, anche dal vivo. A conti fatti un’ottima presentazione: gli Everything Everything sanno suonare (e cantare) molto bene e lo fanno con estrema naturalezza. I margini di miglioramento sono evidenti, ma si può già intravedere quale potrà essere il futuro della band. In questo senso ottima la nuova “Kimosabe”, un pezzo solido e come sempre complesso, ma più riflessivo e maturo. Che i nostri stessero prendendo sempre più spunto dai Radiohead si era già capito (e dal vivo è quasi palese). Quello che ancora aveva bisogno di essere confermato è che a loro, al contrario di altri, questa operazione riesce particolarmente bene, tanto da far aumentare notevolmente le attese per il nuovo lavoro, a quanto pare già in cantiere.
  (Marco Jeannin)
  SETLIST
  “Qwerty finger”
  “Schoolin”
  “MY KZ, UR BF”
  “Hiawatha doomed”
  “Leave the engine room”
  “FInal form”
  “Come alive Diana”
  “NASA is on your side”
  “Tin (the man hole)”
  “Weights”
  “Suffragette suffragette”
  Encore
  “Kimosabe”
  “Photoshop handsome”
 


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TAGS: Concerti, Everything Everything, Live, Magnolia, Milano, Reports

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