Concerti, Glasvegas: la recensione dello show di Milano
16 mar 2011 - James Allan chiede scusa al nutrito pubblico milanese del Magnolia per la mezz’ora di ritardo con cui sale sul palco: “Scusatemi, è colpa mia, sono in ritardo”. Il perché non si conosce, ma basta la sua presenza a far tacere i fischi di una platea sullo spazientito andante. Allan è cool, i Glasvegas sono cool, le magliette bianche con scritta argentata a caratteri cubitali “GLASVEGAS”, beh, anche queste sono cool. E soprattutto chiamano gente. I nostri, dopo un primo album di successo all’attivo, sono pronti a tornare sul mercato con “Euphoric /// Heartbreak \\\”, il classico secondo lavoro che si spera confermi quanto di buono è stato fatto finora. Ecco dunque un bel tour di “prova”, per testare i pezzi dal vivo (come già anticipato a Rockol durante l’intervista pomeridiana) e rodare la nuova formazione che vede Jonna Lofgren alla batteria al posto di Caroline McKay. I Glasvegas del 14 marzo hanno suonato al Magnolia per poco meno di un’ora. Tredici pezzi di cui tre pescati dal disco nuovo: “The world is yours” usato come apertura, “Shine like stars” (senza dubbio la migliore del trio) e “Euphoria take my hand” trainato da una bella cover di “Moon river” (pezzo meraviglioso di Johnny Mercer e Henry Mancini del 1961, cantato da Audrey Hepburn in “Colazione da Tiffany” e vincitore nel ’62 dell’Oscar come miglior canzone). Del vecchio repertorio hanno fatto una bella figura ovviamente “It’s my own cheating heart that makes me cry” (dal vivo forse anche meglio che su disco), la danzereccia “Go square go” (con James Allan a cantare in mezzo alla gente), “Geraldine”, la conclusiva “Ice cream van” e la cover indovinata di “Be my baby” delle Ronettes. Pochi minuti di pausa e rientro con i soli cugini Allan (James e Rab) on stage per “Flowers and football tops” in versione tastiera e voce, prima del finale in crescendo di “S.A.D. Light” e “Daddy’s gone”, in grado quest’ultima di scatenare le ugole di tutti i presenti in cori quasi da stadio. Un set ben oltre le attese, buono il sound, ottima la risposta del pubblico milanese (entusiasta e divertito) e ottima la band sotto tutti i punti di vista: chiudendo un occhio su un paio di stecche del carismatico James Allan, coperte a dovere da basso batteria e chitarra, l’impressione è che i quattro scozzesi siano cresciuti rispetto agli esordi e abbiano finalmente trovato la quadratura del cerchio, in studio e sul palco.(Marco Jeannin)
SETLIST
“The world is yours”
“It’s my own cheating heart that makes me cry”
“Shine like stars”
“Polmont on my mind”
“Be my baby” (The Ronettes cover)
“Moon river” (Audrey Hepburn cover)
“Euphoria, take my hand”
“Geraldine”
“Go square go”
“Ice cream van”
Encore:
“Flowers and football tops”
“S.A.D. light”
“Daddy’s gone”
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TAGS: Concerti, Glasvegas, Live, Magnolia, Milano, Reports
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