Processo a LimeWire, il giudice ridimensiona i risarcimenti all'industria
11 mar 2011 - Si riduce il tetto massimo del risarcimento danni che
LimeWire dovrà sborsare all’industria discografica per concorso in violazione di copyright. Il giudice americano Kimba Wood ha respinto la richiesta delle tredici etichette discografiche (Arista, Atlantic, BMG, Capitol, Elektra, Interscope, LaFace, Motown, Priority, Sony BMG, UMG, Virgin e Warner Brothers) che nel 2006 hanno trascinato in tribunale la società e il suo fondatore Mark Gorton, e che pretendevano l’applicazione delle sanzioni previste dalla legge ad ogni singola violazione commessa dai milioni di utenti della piattaforma. La Wood ha sancito invece che il calcolo venga effettuato sul numero di opere violate: considerando che queste – tutti brani pubblicati dopo il 1972 – sono circa 10 mila e che la sanzione prevista dalla legge varia dai 750 ai 150 mila dollari, il totale del risarcimento potrà variare tra 7,5 milioni e 1,5 miliardi di dollari (cui si uniscono i danni relativi a circa 1.000 opere antecedenti). In caso contrario l’ammontare avrebbe potuto essere migliaia di milardi di dollari: “Più di quanto l’intera industria della musica registrata abbia realizzato da quando Edison inventà il fonografo nel 1877. Un’assurdità”, scrive il giudice nella motivazione della sua sentenza. L’udienza per la liquidazione dei danni è fissata per il 2 maggio.
Proprio in questi giorni LimeWire ha risolto ogni pendenza legale con gli editori musicali associati alla NMPA.
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