Concerti, Litfiba: la recensione dello show di Berlino
06 mar 2011 - Sentire i
Litfiba a Berlino è come fare un viaggio indietro nel tempo di quasi trent’anni, quando la band suonava in posti piccoli, caldi e sudati. Provate a immaginare se Piero Pelù e soci suonassero ai Magazzini Generali di Milano o al Circolo degli Artisti di Roma: ecco, così avrete più o meno l’idea dell’atmosfera che si poteva respirare (anche se da respirare c’era un gran poco) al SO36, locale storico della scena punk-rock berlinese, situato in quella Oranienstrasse che è il centro nevralgico del quartiere alternativo di Kreuzberg. Fin dalla fila fuori dal club si capisce che sarà un concerto tra compatrioti, dato che, tranne rare eccezioni, non si sente altra lingua al di fuori dell’italiano. Poco male, e comunque c’era da aspettarselo. I Litfiba sono un’icona del rock made in Italy, Berlino pulsa di italiani e l’equazione è presto fatta. Sono passate da pochi minuti le 21 quando Pelù e Renzulli, accompagnati da Daniele Bagni al basso, Federico Sagona alle tastiere e Pino Fidanza alla batteria, fanno il loro ingresso sul palco scaldando il locale (che ancora si sta riempiendo) con “Proibito” e l’attuale singolo “Barcollo”. La venue è lunga e stretta e allo scoccare del terzo brano “Resta” si presenta quasi piena in ogni ordine di posti, anche se non è difficile raggiungere le prime file. Fa davvero una bella impressione vedere i Litfiba in un posto così intimo, su un palco piccolo dove paiono quasi schiacciati, ma allo stesso tempo si trovano a loro agio, “sentono” il pubblico. Pelù è sempre in uno stato di forma incredibile ed il feeling ritrovato con Ghigo è palpabile. La setlist include molti episodi della prima ora come le intriganti “Paname” e “Apapaia”, il rock senza sconti di “Tex” (con Piero che indossa un cappello da guardia canadese e Ghigo che si lancia in uno psichedelico assolo) e la desertica “Louisiana”. Non mancano anche episodi meno longevi come “Sparami” e “Ritmo #2” ed anche la recente “Sole nero”, cantata a squarciagola da buona parte dei presenti, segno che la reunion della band ha davvero fatto breccia negli aficionados. Iniziando “Lulù e Marlene” Piero ricorda uno show berlinese di venti anni fa (al Loft-Metropol il 23 giugno 1984, di cui esiste anche un rarissimo bootleg del 1985 intitolato “Live in Berlin”) e ovviamente nel corso del concerto non risparmia frecciate alla classe politica italiana: alla Lega Nord tirando fuori una bandiera della Padania (“Questa gente vorrebbe sparare sui migranti in fuga dalla guerra”) e su “Dimmi il nome”, quando indossa la maschera di Berlusconi, appena dopo aver recitato il funerale della loggia massonica P2. Ed è pazzesco pensare che questo brano, composto appena dopo il “terremoto” Tangentopoli nel 1993, suoni ancora così attuale. Vengono snocciolati altri pezzi storici come “Fata Morgana”, “Cangaceiro” e quella “Gioconda” in cui Piero non risparmia le usuali frecciate al Papa e alla Chiesa. Prima del bis il caldo è davvero asfissiante e lo stesso Pelù invoca una birra dal bar per resistere. I Litfiba più volte ringraziano Berlino e chiudono con un tris di fuoco tratto dall’album “Spirito”: l’omonima canzone, “Lacio drom” (con dedica a lui e Ghigo “che da trent’anni portano in giro la carovana Litfiba”) e “Lo spettacolo” con ripetuti stage diving di Pelù sulla folla. Un’ora e mezza abbondante senza un attimo di pausa, un concerto tirato e sudato come pochi e la sensazione di aver assistito a qualcosa di emozionante e speciale. I Litfiba in un club così intimo. A Berlino. Chi l’avrebbe mai detto… (Ercole Gentile)
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